venerdì 22 maggio 2009

FESTE DI PIAZZA



In epoca di consultazioni elettorali non può che sovvenirmi questa splendida canzone di Edoardo Bennato. Era il 1979 e si componevano splendide canzoni e si suonava ancor meglio. Si noti nel video un irriconoscibile Tony Cercola, mitico con le sue tianelle e le sue buatte sapientemente percosse.

C’è chi si scandalizza dell’alto numero di appuntamenti elettorali nel nostro paese.
C’è chi parla di sperpero di denaro pubblico, di scarsa partecipazione attiva dell’elettorato, e così via nella lunga serie di luoghi comuni, pronti ad essere rispolverati in prossimità delle urne.
Dal canto mio, sarà l’età, ma incomincio a vederci anche qualcosa di positivo in tutta questa situazione.
Non mi riferisco certo alla festa partecipativa che offre l’incontro elettorale, e nemmeno alla partecipazione diretta, specie nelle occasioni referendarie, che le elezioni rappresentano. In effetti il callo della disillusione s’è bello che formato e va inspessendosi sempre più e non mi illudo quindi che tali appuntamenti smuovano le acque dell’italico pantano.
La cosa invece che più m’interessa e talvolta mi commuove, quando lascio libero spazio al candido bambino che è in me, è quella lena d’operosità che pervade i pubblici amministratori, esclusivamente in questi tempi di tornate elettorali. E’ bello vedere sindaci e assessori finalmente redivivi, che coscienziosi, memori della loro pubblica investitura, mettono in pratica la loro voglia di migliorare la cosa pubblica.
Ricompaiono le betoniere, gravide d’asfalto, risplende la sbiadita segnaletica orizzontale, brilla e finalmente ci illumina la pubblica illuminazione per mostrarci la retta via da seguire. Finalmente si torna a giocare a fare i grandi!
E’ probabile che sarà anche rispolverata qualche assopita concessione edilizia, lasciata lievitare, nel suo peso politico, nei cassetti dell’assessore di turno. O, ancor più facilmente si vincolerà la polizia municipale a percorrere più frequentemente talune strade rispetto ad altre, troppo ingombrate dai rifiuti dei pigri concittadini o intralciate dalle impalcature di qualche immobile abusivo. Ma è un dato di fatto, l’enfasi attuativa delle pubbliche amministrazioni conosce nelle primavere elettorali il punto di massima attività gestionale.
E’ il momento più bello, quello che ogni cittadino ricorderà per sempre, serbandone un caro ricordo per i posteri a venire. Come dimenticare immagini di saluti, sorrisi, strette di mano e pacche sulla spalla, da parte di persone che quindici giorni prima manco ti guardavano in faccia. Come non esser toccati dalla chiacchiera facile di amministratori che durante i quattro anni precedenti neanche ti ricevevano, tutto ciò mi spiazza! E poi che grandi abbuffate, i lauti banchetti offerti da candidati vecchi e nuovi. Ah! Di quelli si, devo ammettere che da ragazzo ne ho fatto incetta. Eh si che allora il mio stomaco, viscerale o figurato che fosse, ne digeriva di cose, cose che solo l’impudenza e perché no, l’imprudenza giovanile rendeva più sopportabili.
Ora che la saggezza soppianta la difficile digestione voglio accontentarmi delle piccole grandi cose di questa terra, voglio ancora illudermi, voglio credere in quelle parole, in quei sorrisi di circostanza, in quei saluti, perché, in un modo o nell’altro, sono figlio di questi luoghi e mi è stato insegnato che il saluto è dell’angelo e io cosi lo voglio leggere.

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