venerdì 29 ottobre 2010

LA LOGICA DELL’UOMO FORTE


Già in passato abbiamo sottolineato come gli uomini abbiano troppo spesso avuto bisogno di santi ed eroi per delegare impegni e doveri, ritenuti oltremodo gravosi per le loro gracili spalle. Gli ultimi eventi sociali e politici sembrano però mostrare un salto di qualità, tutto italiano, in questa tendenza nel demandare ad altri quello che spesso toccherebbe a noi.
Se all’indomani delle elezioni del 2006, quando il nostro primo ministro perse, per poche migliaia di voti, il confronto elettorale, tra l’altro con una legge fatta unilateralmente ad hoc, per se e per i suoi, nessuno ci poteva credere. Con l’aggravante poi di un voto degli italiani all’estero, tanto voluto da lui e il suo governo, ma sopravalutato e senza considerare l’assenza di propaganda oltreoceano, e che avrebbe fatto la differenza nello scrutinio finale. Davanti a questo scenario, i più avrebbero pensato a un suo ritiro, ma ovviamente non fu così.
In un paese normale, una batosta del genere, avrebbe stroncato chiunque, se non altro per la figuraccia ottenuta. L’effetto, senza paraocchi, sarebbe stato lo stesso attribuibile a una squadra di calcio che non riesce a vincere la finale del campionato, pur giocando in superiorità numerica e con l’arbitro a favore. Non riesce a vincere, anzi soccombe, e magari anche per un autogol.
Ma tutto questo non basta per abbattere il cavaliere, anzi incomincia proprio da questa sconfitta a costruire la sua vittoria di due anni dopo, in effetti la squadra avversaria è sempre rimasta in inferiorità numerica, penalizzata non solo da un arbitro parziale ma anche da molti giocatori venduti.
Oltre tutto, dal 2008 ad oggi, l’uomo di Arcore ha subito una serie d’attacchi senza pari che, reali o fittizi, avrebbero steso chiunque, in Italia come all’estero. Pur avendo un apparato mediatico, RAI compresa, da monopolio stalinista e un partito radicato ormai meglio dei carabinieri in tutto il territorio nazionale, non ci si spiega come costui, uomo dalle sette vite, possa aver superato indenne i pur forti attacchi di magistratura e opposizione, ma anche quelli di una moglie inconsolabile, delle accuse di satirismo e pedofilia e degli sgambetti degli ex amici. Anzi questi lo hanno rafforzato più dei suoi stessi alleati, più dei suoi segugi, più dei guastatori da talk-show, di quelli che non ti fanno mai parlare, per intenderci. Ma lui continua a vincere e una dopo l’altra, dopo aver sfruttato ad arte la crisi della spazzatura a Napoli, vince le amministrative e gli ultimi confronti regionali e provinciali.
Il mio pensiero è comunque molto simile a quello espresso in passato sugli eroi, stavolta dirottato sull’immagine dell’uomo forte che nella penisola ha sempre riscosso un notevole successo popolare. Basti pensare, senza menzionare il ventennio, al culto di personaggi come Togliatti e De Gasperi nell’immediato dopoguerra, al Bettino Craxi degli anni “80 ed ecco poi, non a caso, lui, l’uomo delle televisioni, colui che sostiene d’essersi fatto da sé!
Così, come si è da sempre data in procura la propria ignavia a santi e martiri nonché a geni ed eroi di tutte le risme e di tutte le cause, ora si sceglie qualcosa di più vicino e di più terreno, un uomo in carne ed ossa, capace di prendere le decisioni anche per noi. Qualcuno che ci rassicuri, magari attraverso i nostri schermi ultrapiatti, che tutto va bene, garantendoci che, anche stavolta, non ci sporcheremo le mani e che, in più, non dovremo neanche sforzarci nel capire il perché il mondo giri intorno a noi. Tutto ciò nonostante ci avessero detto che nel giardino d’Europa tutto andava bene e che la crisi non c’era più e che per le strade di Napoli non ci sarebbe stata più immondizia e così via. Ma qualcosa comunque non tornava, qualcuno rischiava di uscire dal torpore mediatico, rischiando addirittura di pensare e far notare che quelle cose non erano vere. Allora, ancora una volta scatta fuori la genialità del self-made man, caccia il suo asso dalla manica, estrinseca ancora un suo duplicato, visto che, nonostante le sue auree aspirazioni, non è ancora riuscito ad ottenere il dono dell’ubiquità! Ecco allora il superbertolaso, una sua emanazione, per transustanziazione ovviamente, una gemmazione dalla sua genialità, capace anche da solo, ovvero senza segugi e lacchè, grazie solo alla sua aura di perfezione e al suo golfino d’ordinanza, di mostrare a tutti quello che non c’è, o meglio quello che sudiciamente c’è ancora ma non si deve vedere.
La fantasmagorica mitosi attecchisce talmente tanto che, i napoletani stessi, hanno creduto che, la tradizionale nostrana monnezza, fosse davvero sparita dalla strada, anche quando questa s’accumulava proditoriamente sotto i ponti e nelle stradine di campagna, o nelle piazzole di sosta delle superstrade o in qualche vicoletto malfamato del centro. Non c’era, l'ha detto lui, non c’è, e se c’è la messa la camorra, l’ha detto superbertolaso! Come potrebbe mentire un uomo tanto retto e puro, e poi c’ha pure la divisa, è un uomo serio e impegnato, non è un politico!
Ora, non che stimi la camorra, che minimizzo come faccio senza maiuscole per molti dei personaggi infimi che popolano i miei sfoghi giornalistici, ma una cosa è certa, essa non è sicuramente stupida, ed è tanto scaltra quanto vorace! La delinquenza organizzata, come ogni mente pensante sa, non ha certo bisogno di clamore alcuno per svolgere le sue attività, tantomeno quello mediatico e ama agire nell’ombra per attuare i suoi loschi traffici. Non si capisce quindi il perché e il per come le mafie debbano permettere ai dimostranti di Terzigno di attirare tanto la pubblica opinione quando loro hanno agito indisturbati per decenni senza che i nuovi lazzari scendessero in piazza a protestare.
Probabilmente i dimostranti hanno fatto proprio il contrario di quanto li si accusa, differenziandosi proprio da quella corruzione che ha invece permesso di creare tante discariche non a norma e pericolose per la salute pubblica. Hanno svegliato anche se temporaneamente la pubblica opinione, dal sonno televisivo o da qualche casa prodiga di sangue e particolari raccapriccianti.
Mi duole dirlo ma anche con la rivolta violenta, forse per gli stessi laidi motivi, si è scoperta una realtà per molti dura da accettare, si è scoperto che a Napoli, dall’estate del 2008 e a maggior ragione dal dicembre 2010, data della presunta fine dell’emergenza, non è cambiato nulla.
È evidente che il concetto non rientra nella visione delle cose di chi ci governa e di tutti coloro che credono nei dogmi o nelle favole, se poi si è sposata la laicità allora si potrebbe sospettare che qualcuno stia mentendo e possiamo immaginarne pure il perché.
Ma la smania di credere in qualcuno è tanto forte, la smania di demandare è così viscerale che anche il centro-sinistra ha attinto ad una sua rosa di superuomini, ed ecco che spuntano i sindaci sceriffo. Ed ecco i fondamentalisti del PD.
Il sindaco di Salerno De Luca è salito agli onori della cronaca grazie all’immagine di una città pulita e dove la raccolta differenziata funziona, in un periodo dove si spacciava tutta la Campania come un’enorme pattumiera, senza conoscere realtà come Àtena Lucana o Mercato San Severino con percentuali di raccolta differenziata da far invidia alle più blasonate realtà settentrionali.
Tutto sommato, volendo essere precisi, e visto che nessuno a voglia di esserlo, la città di Salerno conta una popolazione di 139.899 abitanti e un territorio di 58,96 km², contro i 960.247 abitanti del comune di Napoli e una superficie di 117,27 km². Ovviamente il divario se rapportato tra le due province si allarga ulteriormente a sfavore della città di Partenope, trovandoci con una popolazione di 3.079.304 di abitanti e una superficie di soli 1.171 km² in quella all’ombra del Vesuvio e una popolazione di 1.107.504 anime su un territorio di ben 4.918 km².
Ora, il De Luca avrà lavorato anche bene ma ci sarebbe da chiedersi cosa avrebbe fatto in un realtà più complessa come quella napoletana. Inoltre e questo per non far torto ai propri antagonisti, lo stesso sindaco ha un procedimento penale a suo carico, per truffa ai danni dello stato e falso, una condanna in primo grado e poi, guarda un po’, una prescrizione per un imputazione per sversamento di rifiuti!
Da Veltroni a Bersani, da Franceschini al rampante sindaco di Firenze Renzi non vedo sicuramente forza alcuna ma senz’altro l’immagine deformata dell’omino di Arcore. L’unica cosa che li accomuna è la monomania per il presidente del Milan, se lo rimbalzano l’uno contro l’altro chi come male assoluto e chi come male relativo; e lui sta sempre là a rider di loro e di noi tutti.
Non parliamo poi di Marchionne! Un altro dio sceso in terra! Centurie di italioti, di destra e di sinistra ne osannano le virtù, e un po’ come per il divo Cassano, una volta che hai azzeccato un gol o un passaggio giusto entri direttamente nell’olimpo e non ne scendi più.
E che fa! E che c’entra se si manda in mezzo alla strada qualche migliaio di operai o se si snatura il diritto di sciopero, la colpa non è sua ma è dei sindacati che fanno il loro lavoro. Ahi contessa! Ma cosa vorranno mai questi operai? Lui il Marchionne sa parlare ma anche se dicesse baggianate avrà anche lui i suoi luogotenenti in casacca RCS che ne intesseranno le lodi e poi che volete? C’ha il golfino anche lui!
S’è teorizzato molto sulla fiducia, per non chiamarlo amore, che gli italiani nutrono per il fondatore del PDL, il sogno di rassomigliargli nell’immagine da vincente che si ritrova; l’aver emancipato alcune aree politiche della destra tenute, nell’angolo dal dopoguerra; la speranza di una rinascita della democrazia cristiana; la voglia di impunità! Ma una cosa sopra tutte, la rassicurazione di una vita tranquilla, senza problemi, senza disoccupazione, senza precariato, senza cassintegrati che scioperano. Un paese vincente nel mondo e al passo con i grandi, nello sport e nell’economia, dove l’opulenta bellezza deve imperare come nelle sue reti TV.
Peccato che lui stesso non possa battere la forza di gravità e così come le sue rughe di ottantenne prima o poi cascheranno definitivamente come il sipario sulla sua farsa. Bisogna solo sperare che non sia troppo tardi anche per noi.

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