lunedì 16 settembre 2013

Numero Uno - La Valle dell'Inferno (colore giallo)

Iniziamo con un sentiero facile facile, solo 12 chilometri! 
Niente paura! Non mi sto prendendo gioco di voi, in realtà, questo, come molti altri sentieri vesuviani, può essere gestito in base alle vostre necessità podistiche e ridotto qualora se ne presentasse la necessità. Il dislivello poi non è elevato, solo 500 m. Il sentiero numero uno dell’Ente Parco attraversa, in buona parte, la Valle dell’Inferno, che, nonostante il poco invitante nome, risulterà, soprattutto in primavera, essere tutt'altro che infernale e di piacevole percorrenza. 
Nell'immagine, il tracciato registrato su Google Earth
Il percorso con alcune indicazioni


Le raccomandazioni, in questo caso, come lo sarà per gli altri percorsi, sono in linea di massima sempre le stesse per chi vollesse avvicinarsi all'escursionismo: calzature adatte alla montagna, bastoncini per l’equilibrio e la fatica, tanta acqua e una buona dose di prudenza, che non è mai troppa. Non bisogna essere dei rambo per divertirsi in natura e l’entusiasmo di entrare in contatto col nostro Vulcano basterà a sopperire alla stanchezza e all’inesperienza. Nell'immagine il tracciato registrato su una mappa IGM 1:25.000).

L’accesso ufficiale al sentiero è quello da Ottaviano ma non mancano comunicazioni con il resto della sentieristica vesuviana. Raggiunta la cittadina, sede dell’Ente Parco, attraverso la statale 268, si arriva facilmente, seguendo la strada principale e le indicazioni “Valle delle Delizie”, all’ingresso del sentiero a quota 500 m.s.l.m. Nella foto quel che resta della cartellonistica ufficiale all'imboccatura del sentiero sterrato 

Dallo spiazzo, prospiciente un ristorante e un piccolo bar (ormai chiuso e vandalizzato), si supera una sbarra di metallo rossa e dopo dieci fastidiosi tornanti di strada asfaltata, vestigia dei nefasti interessi sulla zona, si arriva finalmente al sentiero vero e proprio. Nella foto la fine della carrozzabile in misto cemento/asfalto

La profumata pineta sfuma, man mano che si sale, in un bosco di lecci e castagni, ma non mancano gli ontani e le onnipresenti robinie (Robinia Pseudoacacia). La passeggiata, assai piacevole, ci condurrà, dopo circa 1.800 m. a Largo Prisco (quota 724 m) dedicato alla memoria del maresciallo della guardia di finanza Angelo Prisco, ucciso in quei luoghi nel 1995, dai bracconieri (http://www.ilmediano.it/apz/vs_art.aspx?id=3995). Di qui si diramano tre strade ma quella da seguire è quella più a sinistra e indicata dal segnavia giallo (n.b. talvolta i colori dei segnavia saranno più di uno per la concomitanza di più sentieri). Infatti lo stradello centrale conduce a una curva di livello più alta, per poi sdoppiarsi in due sentieri, uno riporta in discesa al n°1, l'altro sale verso i Cognoli ad incrociare il n°2. Il terzo stradello, quello più a destra con riferimento alla salita dal punto di partenza, è il percorso del n°2 che si stacca dal n°1 e prosegue per conto proprio nel ricco castagneto del Somma. In fondo a quest'ultimo sentiero si incontrerà un bivio, segnalato anche dalla cartellonistica, a sinistra si sale verso i Cognoli, a destra invece si segue un disastrato stradello che congiunge il n°2 al n°3 nel territorio di Somma Vesuviana in località Traversa. Nella foto, Largo Prisco

Sentiero n°1 (verso lo Slargo della Legalità)

Imboccatura del sentiero n°2 (verso i Cognoli e il raccordo con il n°3)

Lapide che commemora il sacrificio di Angelo Prisco


Sulla destra il sentiero usato spesso dai bracconieri. Il sentiero, dopo essersi mantenuto sulla curva di livello porta a un bivio, uno scende e l'altro porta sui Cognoli di Ottaviano

Casina ad uso AIB provinciali

N° 1 verso lo Slargo della Legalità

Discesa e confluenza del suddetto sentiero dei bracconieri nel n°1

Segnavia n°1 e n°2

Leggera salita del n°1 verso lo Slargo della Legalità (già rifugio La Marca)

N°1

N°1 in prossimità dello Slargo

Si segue, in leggera salita, una piacevole e rilassante stradina che incontrerà sulla destra una casetta dalle imposte rosse, di proprietà del comune di S.Giuseppe Vesuviano, attualmente in uso dagli operai forestali della Provincia, unici manutentori dei percorsi. Dopo circa quattro chilometri si giunge al cosiddetto Slargo della Legalità, altro luogo simbolo, strappato alle grinfie della malavita che sembra volesse farne un residence con annesso campo da golf. Ci troviamo in quello che era conosciuto come Slargo La Marca dove c'era l'omonimo rifugio. Lo scenario è dei migliori (residui turistici e atti vandalici permettendo!), il Vesuvio in primo piano, e le ginestre ad incorniciarlo. Questa potrebbe essere una prima tappa per coloro che preferiscono la qualità alla quantità per riposare, mordicchiando qualcosa e ristorarsi.

Slargo della Legalità (già rifugio La Marca, struttura abusiva, distrutta anni fa). Sul fondo i resti di un sistema di rilevazione satellitare dell' INGV

N°1 proveniente dall'Arco Naturale

Il n°1 che si inoltre tra le arbore ginestre dell'Etna

Piacevole fin qui anche l’ascensione notturna poiché di facile accesso e priva di ostacoli di rilievo, e le notti, tra maggio e giugno, con i profumi delle ginestre, la valeriana rossa, il pino e l’elicriso inebriano gli animi, soprattutto se coadiuvati da un buon Lacrima Cristi locale. Ma proseguiamo alla luce del sole, che, soprattutto d’estate può fare brutti scherzi, utile quindi l’immancabile cappellino e una crema protettiva per evitare problemi indesiderati. S’imbocca quindi, sempre sulla sinistra (ovest), una stradina che sale verso il vulcano, segnalata sempre dal segnavia giallo. Esistono però altre deviazioni, una che va verso sud-ovest e che incrocerà la Strada Matrone e l'altra, a sud-est che scenderà, lungo il Vallone del Fico, fino a Terzigno, in via Campitelli Vecchia. Ce ne sono poi altre due, entrambe provengono da nord, la più vicina al sentiero d'ingresso allo Slargo proviene dai Cognoli di Levante e coincidente col n°1 e il n°2, l'altro, sempre sula destra ma più lontano è il n°1 e nasce dalla Valle dell'Inferno nello stesso punto dove biforca il precedente sentiero/deviazione.


Sentiero alternativo che conduce alla Matrone

Lo stesso sentiero alternativo che conduce alla Matrone

Sentiero del Vallone del Fico che conduce in via Campitelli Vecchia

Parte di un sistema di rilevazione satellitare danneggiato dai vandali


La Caldera del Somma

Simpatico incontro

Il Vesuvio dallo Slargo

Il n°1 che si inerpica leggermente verso la Strada Matrone

Dopo quindici/venti minuti di tranquilla salita, intervallata da tre rampe di scale in legno, si imbocca, a quota 848, e dopo 5 km di cammino complessivo, la famosa strada Matrone, fatta costruire dalla lungimirante famiglia di imprenditori vitivinicoli agli inizi del “900, splendido punto panoramico sulla Valle e sui Cognoli di Ottaviano. Si sale a destra fino al bivio (quota 998 m.s.l.m., punto più alto del percorso) che conduce al Gran Cono, ma pazienza! Non è lì che dobbiamo andare, sarà per un’altra volta, c’è la Valle dell’inferno che c’aspetta.

Sul n°1

Sul n°1

Scalinata originale del sentiero e ormai in disuso

Sbocco della scalinata (a destra) e nuovo sentiero (a sinistra)


Seconda scalinata, pressoché abbandonata anch'essa in favore di un sentiero parallelo

Il sentiero alternativo a sinistra e la seconda scalinata a destra


Arte dell'assenza

Terza scalinata

Terza scalinata

Sbocco della terza scalinata sulla Matrone

Segnavia n°1/n°6 (La Strada Matrone in violetto)

Ciclista sulla Matrone

Tratto lastricato della Matrone

Busvia del Vesuvio sulla strada Matrone

Automezzo 4x4 della Busvia

Frana sulla Matrone (08/09/2013)

Papavero giallo

Strada Matrone con conetto avventizio

Lava consolidata su una fenditura del Cratere

Infatti, svoltando a destra come da indicazione e seguendo il cammino che conduce al Rifugio Imbò, in leggera discesa, raggiungeremo, sempre sulla destra, una deviazione (dopo circa 7.5 km di percorso totale). Una scalinatella ci condurrà nel pieno della Valle, tra pini marittimi, domestici e le arboree ginestre dell’Etna. Questa è per me la parte più bella, passeggiare tra le alte ginestre, tra boscaglia e improvvise radure, fa tornare bambini e rispolverare la voglia di scoprire che era in noi. 

Lo Slargo della Legalità dalla Matrone

Trappola biologica per i maschi di processionaria

La Matrone che sale al Gran Cono (foto presa dal bivio col n°1)

N°1 verso il Rifugio Imbò

Punta Nasone, il punto più alto del Monte Somma

Segnaletica del n°1

Deviazione del n°1 verso la Valle dell'Inferno

Indicazione ciclistica

Scalinata anch'essa malridotta

N°1 nella Valle dell'Inferno

N°1 nella Valle dell'Inferno

Dopo circa nove chilometri dalla partenza giungiamo in un anfiteatro naturale proprio sotto i Cognoli (i “comignoli” della caldera del Somma, il perimetro del più antico e grande vulcano), da notare, sulla vostra sinistra, il particolare arco naturale formatosi con gli scherzi che il vulcano ha saputo fare nella sua lunga storia eruttiva, cosi come più avanti, ha fatto con le lave “a corda” e il crepaccio, sorta di grotta per gli amanti del brivido (Attenzione! Munitevi di casco e affrontatene con cautela la perlustrazione, la sua lunghezza, di circa 80 m, e sovrastata da una volta assai instabile).


L'Arco Naturale



Discesa alternativa dal n°2 (dai Cognoli)

Ricongiungimento del n°2 col n°1

Lave a corda

San Giuseppe e Ottaviano sullo sfondo

Ottaviano-San Giuseppe-Terzigno

Crepaccio lavico

Lave a corda

Lave a corda

Lave a corda

Lave a corda

Lave a corda

Lave a corda

Lave a corda

Entrata del crepaccio lavico


Entrata del crepaccio dall'interno

Interno del crepaccio

Creatura vesuviana

Bivio: a sinistra n°1/n°2 a destra n°1 (entrambi conducono allo Slargo della Legalità)

Scalinata sul percorso n°1/n°2, (quello di sinistra)

Il sentiero continua e ci condurrà tranquillamente, attraverso un agile percorso, di nuovo allo Slargo della Legalità dove ripercorreremo a ritroso la strada fatta all’andata fino a quota 500 e con una durata effettiva di marcia di circa quattro ore. 







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