lunedì 16 febbraio 2009

- Spesso si deride o avversa ciò che si ignora, si ride del prossimo per non piangere di se stessi, lo si avversa perché spesso è il più debole, il capro espiatorio da immolare sull'altare della propria meschinità -

Forcellone 15/02/2009 m 2030 slm










giovedì 12 febbraio 2009

DIGNITA'

“Beppino Englaro, con su batalla, ha abierto un nuevo camino, ha demostrado que en Italia no existe nada más revolucionario que la certeza del derecho.”

Roberto Saviano dall'articolo del País dell'11/02/2009

mercoledì 11 febbraio 2009

IPOCRISIA CONGENITA



11-02-2009, più di un mese dopo la prima foto (vedasi il post del 6-01), stesso luogo, stessa munnezza, stessa ipocrisia.

lunedì 9 febbraio 2009

Da allora niente è cambiato.

- Il popolo" sogghignò il vecchio "il popolo... Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l'appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna... Siamo al discorso di prima: non ci sono soltanto certi uomini a nascere cornuti, ci sono anche popoli interi; cornuti dall'antichità, una generazione appresso all'altra...".

(...)

"Il popolo, la democrazia" disse il vecchio rassettandosi a sedere (...) "sono belle invenzioni: cose inventate a tavolino, da gente che sa mettere una parola in culo all'altra e tutte le parole nel culo dell'umanità, con rispetto parlando... Dico con rispetto parlando per l'umanità... Un bosco di corna, l'umanità, più fitto del bosco della Ficuzza quand'era bosco davvero. E sai chi se la spassa a passeggiare sulle corna? Primo, tienilo bene a mente: i preti, secondo; i politici, e tanto più dicono di essere col popolo, di volere il bene del popolo, tanto più gli calcano i piedi sulle corna; terzo: quelli come me e te... È vero che c'è il rischio di mettere il piede in fallo e di restare infilzati, tanto per me quanto per i preti e per i politici: ma anche se mi squarcia dentro, un corno è sempre un corno; e chi lo porta in testa è un cornuto..." -

(da Il giorno della civetta - Leonardo Sciascia, 1961)

mercoledì 4 febbraio 2009

Il ricordo



La giornata del ricordo rischia d'essere una vuota celebrazione, come rischia d’esserla quella della memoria. L'autocelebrazione di taluni non deve svilire l’importanza di un concetto fondamentale, la sacralità della vita umana.
L’orrore delle foibe non può e non deve oscurare quello delle repressioni e degli eccidi italiani in Jugoslavia.
Voltare la faccia, relegando l’immane tragedia della seconda guerra mondiale ad una riduttiva contrapposizione del bene contro il male, dove il bene siamo presuntuosamente noi, non rimarginerà mai quelle ferite ancor oggi aperte, in Italia come nei paesi dell’ Ex-Jugoslavia.
Per rendere onore alle vittime dell’umana follia, soprattutto quando queste furono civili e inermi rispetto all’assurda brutalità del pregiudizio e alla viltà della rappresaglia, bisognerà commemorarle tutte.
Un sincero ricordo deve compiangere, senza miopi distinzioni, anche coloro che per lo stesso atroce destino si trovarono innocentemente nel vortice di quegli eventi.
Un comico napoletano disse una volta - Gli Alleati hanno vinto la guerra, i tedeschi l’hanno persa, e l’Italia, unica nella storia, è quella che ne ha pareggiato una! -
Questo pareggio, che quasi in un botto ha appianato tutto, ha anche cancellato colpe e colpevoli, come se le nostre armate non fossero mai partite per invadere paesi spesso inermi. Svaniti in un battibaleno i gas usati in Etiopia, archiviati in armadi murati i nomi dei criminali di guerra, stipate nell’oblio della nostra ipocrisia le leggi razziali.
Questa giornata del ricordo servirà a qualcosa fin quando sarà anche la giornata della verità, quando si accetteranno le tante colpe e meschinità del nostro popolo, che in quanto umano, soggetto a queste miserie. Sperando, che una volta per tutte, la si smetta col mito degli italiani brava gente.

Cliccate sul titolo per il link alla pagina web Crimini di guerra.

lunedì 2 febbraio 2009

Senza parole

"- Io - proseguì poi don Mariano - ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, che mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini. E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più in giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere con le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre. Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo."
Leonardo Sciascia da Il giorno della civetta