sabato 1 agosto 2026

Non siamo noi razzisti, sono loro che sono migranti


 Il nostro governo si bea delle disavventure altrui, dimenticando, volutamente, le nostre disgrazie interne. Italia e Spagna, le due faccia di una stessa medaglia.

Nelle ultime ventiquattro ore sono sbarcati a Ceuta, piccola enclave spagnola in Africa, confinante col Marocco, oltre 50 mila migranti (purtroppo nei vari sbarchi, ci sono stati almeno 34 morti accertati). Inutile dire che si tratta di un vero disastro umanitario, una sorta di invasione di difficile gestione, anche per la tempistica che lascia parecchi dubbi sulla gestione da parte delle autorità locali e di quelle marocchine. È comunque molto probabile che la decisione del primo ministro Sánchez della concessione della cittadinanzaspagnola ai migranti arrivati prima del 2026, possa aver influito sulle aspettative di migliaia di disperati di poter entrare nel territorio spagnolo e di conseguenza in quello europeo, attirandosi in tal modo le critiche di alcuni paesi comunitari, Italia in primis.

Ad ogni modo, in questi casi, i numeri ci vengono spesso in aiuto, soprattutto per mettere ordine tra le emozioni del momento. Innanzitutto, il governo Meloni, dal momento del suo insediamento (ottobre 2022), ha registrato un numero complessivo di migranti che supera abbondantemente i 300.000 (fonte Cruscotto Statistico del Ministero dell’Interno) mentre il governo Sánchez ne ha contati circa 370 mila ma dal 2018, anno del suo insediamento alla Moncloa.

Da questi dati scaturiscono alcune riflessioni. La prima è che l’Italia, cosa risaputa ovunque tranne che lungo lo Stivale, non è l’unico paese a combattere il problema dell’immigrazione clandestina. La seconda riflessione è quella che, due politiche diverse, una restrittiva e punitiva come quella italiana e l’altra più aperta e permissiva, portano tutto sommato allo stesso risultato. A ciò va aggiunto che così come il governo Meloni (ma anche quelli precedenti) additavano gli scafisti come problema principale dei flussi migratori, così oggi Sánchez parla di colpa delle mafie per la crisi di Ceuta.

Risulta invece evidente che, a prescindere dalle decisioni del governo spagnolo e quelle scaturite da una sentenza della Corte Suprema Spagnola e i CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio) del governo italiano, il flusso dei migranti non si ferma e non può essere fermato quando a spingere quelle migliaia di uomini, donne, adulti e bambini non è solo la fame, la guerra o le persecuzioni ma il sacrosanto desiderio di una vita migliore, anche dal punto di vista economico; niente più e niente di meno di ciò che fanno i nostri giovani e ciò che fa l’uomo da migliaia di anni, prima ancora della nascita dei confini, degli stati e di ogni altra discriminante che ancora oggi persiste.

Il timore di noi occidentali, indotto o intrinseco nella nostra cultura può essere riassunto nel concetto che lo straniero, il migrante possa apportare cambiamenti nel nostro stile di vita, un problema in più tra i tanti, forse troppi, da considerare, quindi il nostro è un atto egoistico mascherato da pragmatismo.

Certo trovarsi migliaia di persone all’improvviso non è una situazione facile da gestire, in Spagna come altrove, ma chiudere l’argomento con delinquenza, droga, stupro e portali a casa tua è ancora più facile.

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