I malcapitati genitori, spesso in preda al panico, cercano
dapprima di assumere un atteggiamento di indifferenza ma poi, logorati dalle
insistenze del pargolo e imbarazzati per l'insano spettacolo, iniziano una
sorta di contrattazione con l’infante. Questi però, ben conscio di avere il
coltello dalla parte del manico rialza la posta in gioco e, al minimo
tentennamento del genitore, parte al contrattacco con un acuto degno di Yma
Sumac.
I poveretti, che siano padre o madre, cedono ancora una
volta ed ecco che salta fuori l'anelato oggetto del desiderio, il telefonino
che, come un tecnologico metadone, d'improvviso spegne il fuoco delle infantili
sofferenze e immette il bambino in uno stato di catatonica immersione tra le
immagini di quel piccolo schermo. La pace è fatta, per lo meno fin quando il
padre o la madre del bambino non lo porteranno a mangiare, guai a distoglierlo
dal monitor, guai a farglielo mettere da parte giusto il tempo di nutrirlo, l'inferno
è a pochi passi, il baratro è vicino e l'assatanato bambino è pronto col suo
ricatto ultrasonico. Ecco quindi che il telefonino rimarrà lì sul tavolo e gli
occhi del piccolo fisseranno lo smartphone e nel mentre mangerà, senza neanche
capire cosa sta inghiottendo, aprirà la bocca per istinto, come fanno gli
uccellini nel nido ma i suoi occhi non anelano il genitore che gli porta il nutrimento
direttamente alla bocca ma le accattivanti immagini della rete.
Questi bimbi sembrano proprio indemoniati e necessitano di
nuovi esorcisti, qualcuno che li metta in riga, magari assieme ai loro
genitori, quelli che hanno pensato di ritagliarsi cinque minuti di pausa dallo
stress domestico per una sigaretta o per una scrollata sul loro cellulare, nel
mentre il bambino veniva ipnotizzato dal suo. Dove siete nonni, zii, cumpare e cummare!? Fatevi sotto e
salvate le giovani generazioni regalando loro palloni e biciclette, libri e
fumetti e, magari, ‘nu pare ‘e buffe!

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