giovedì 18 giugno 2026

Un euro a piacere

 


Siamo talmente abituati all’illegalità da considerare lecite, se non addirittura legali, alcune pratiche, vuoi per quell’inutile rassegnazione che ci contraddistingue, vuoi per quell’accondiscendente, autoassolutoria o complice compiacenza che pure ci rappresenta.

Ed ecco che la monnezza per strada diviene molesta solo se sta vicino casa nostra, ma risulta essere un tutt’uno con lo scenario urbano quando si tratta dei raccordi delle superstrade o la si ammira negli ambiti delle periferie. Lo stesso vale per quel che riguarda il codice della strada, questo, alle nostre latitudini, segue, nel migliore dei casi, la libera interpretazione dell’utenza, gli usi e costumi locali e la legge del più forte, il tutto, spesso, tollerato dalle stesse forze dell’ordine, inclini più alla tranquillità che al controllo.

Uno dei casi più emblematici è quello dei parcheggiatori abusivi, veri e propri estorsori mascherati da pubblici ufficiali intenti nella gestione dello spazio pubblico. In effetti, cosa più unica che rara, i posteggiatori napoletani indossano spesso gilet gialli o arancioni fluorescenti, quelli che abbiamo anche noi nelle nostre auto, tali da renderli visibili, come se stessero svolgendo un lavoro come un altro. In pratica, questi simpatici signori, talvolta dall’aria bonaria e con quell’espressione tacita che esprime un ecumenico “tutte quante amma campà”, oppure con la faccia da galeotto che esprime invece più minaccia che pietistica simpatia, pretenderanno il loro dovuto e questo sotto gli occhi di tutti.

Nell’un caso come nell’altro trattasi, quanto meno, di estorsione poiché la tariffa, che va dall’obolo a piacere a veri e propri tariffari che talvolta superano i 5 euro, è impositiva e il rischio di ripercussioni è reale. Ovviamente, oltre al reato di estorsione, potremmo riscontrare altre infrazioni, tra l’illecito e il penale, come l’intralcio per la pubblica viabilità, appropriazione indebita di luogo pubblico o privato e così via, fino al danneggiamento di cose e violenza personale.

E invece no! Il tutto è tollerato, viene considerato un male minore, se non addirittura necessario, vista l’assenza delle forze dell’ordine, soprattutto in certe ore del giorno e della notte. Si dimentica però che l’illegalità, non porta automaticamente a una forma di legalità ma, al contrario, porta altra illegalità e spesso con conseguenze che vanno per eccesso e non per difetto. In tal caso, poi, le polizie intervengono, o sono costrette ad farlo, ma a cose fatte e soprattutto quando la frittata e fatta, e con buona pace del prevenire che è meglio del curare.

lunedì 15 giugno 2026

Non c’è più la livella


 Un hater viene vessato da altri hater per aver diffuso odio on-line e, per tale ragione, probabilmente, costui si suicida, per la lapidazione mediatica subita. Alla sua morte, altri odiatori più o meno seriali, continuano a vessarlo per quello che aveva incautamente scritto.

Altro che livella mio caro Totò!

Questi manco da morto ti fanno stare in pace. E, per tale ragione, forse per il dolore, muore anche la madre del poverello.

Questi, del resto, non aveva fisicamente fatto male a nessuno, se non a se stesso, e non aveva fatto altro, così come fan tutti, di sparare sentenze senza rendersi conto delle conseguenze.

Siamo tutti coinvolti in questa spirale di livore, rancore e violenza verbale che ci vede tutti attori più o meno consapevoli di un male che invece addossiamo ad altri, rei semplicemente di averla detta o scritta più grossa o esser stati i primi o i meno fortunati nell’aver scagliato la prima pietra.

Padri e figli

 


"It's not time to make a change
Just relax, take it easy
You're still young, that's your fault
There's so much you have to know …”

Un giorno, scendendo da una montagna, mi imbatto in una bancarella che vendeva formaggi locali, era una mamma con i suoi due figli, un bimbo e una bimba un po’ più grande che disegnavano e coloravano sassi mentre la madre attendeva i clienti. Già vedere quei bambini trascorrere il tempo senza annoiarsi e senza litigare, era una scena di per se singolare ma, soprattutto, non pascevano beatamente alienati dietro un telefonino o alcun dispositivo tecnologico come invece spesso mi accade di vedere.

Rimasi attratto, se non ammirato da quella scena, ormai rara al giorno d’oggi e mi accorsi che anche il bambino mi guardava, paffuto e dagli occhioni scuri, e mi guardava con un sorriso misto tra stupore e ammirazione, quell’espressione tenera e accattivante che solo i bambini sanno offrire perché, il loro stupore è in genere puro, vero e per questo assai prezioso.

Mi chiedevo il perché quel bambino mi guardasse in quel modo e mi resi conto che era probabilmente attratto dalla mia divisa di titolato CAI, che indossavo quel giorno solo io, perché ero accompagnatore ufficiale di un’escursione. Capii che quel bambino vedeva in me qualcosa che lo attraeva, che stimolava il suo immaginario, forse quella giacchetta sembrava quella vista in un cartone animato o in un film, chissà, ma quella espressione mi è rimasta impressa per sempre anche nel mio immaginario di adulto vecchio e sconsolato.

Non so se quel bambino mi colpisse così tanto perché assomigliasse a mio figlio da piccolo, la cui infanzia è stata un importante banco di prova per la mia paternità, nella quale ho commesso tanti errori ma nella quale sono stato comunque sempre presente fin quando non è riuscito ad affrontare il mondo con le sue proprie forze. Forse entrambi mi ricordavano me da piccolo e quella visione del mondo che ho dovuto per forza di cose accantonare. Forse era per me una gratificazione quell’ammirazione, l’essere comunque di riferimento per qualcuno, un qualcuno così importante come può esserlo solo un bambino. Non so, forse anche questo ma ho capito, da genitore, così come da insegnante, quanto grande sia la responsabilità nei confronti dei bambini e dei ragazzi, e quanto sia importante la nostra coerenza ai loro occhi.

La coerenza è fondamentale, perché di errori ne abbiamo fatti e ne faremo tanti ancora, come uomini, come genitori, come docenti e così via ma, essere coerenti col messaggio che inviamo verso i giovani è fondamentale; le nostre parole devono corrispondere alle nostre azioni, non dobbiamo tradire le loro aspettative perché loro pendono dalle nostre labbra, seguono ogni nostro passo, ci imitano e ci amano, o quanto meno ci rispettano per quel che siamo, ma soprattutto per quel che facciamo, e pertanto, non possiamo e non dobbiamo tradirli, questo è il compito fondamentale di un adulto; la responsabilità di lasciare dopo di noi adulti frustrati o irresponsabili è tremenda e devastante.