Il nostro governo si bea delle disavventure altrui, dimenticando, volutamente, le nostre disgrazie interne. Italia e Spagna, le due faccia di una stessa medaglia.
Nelle ultime ventiquattro ore sono
sbarcati a Ceuta, piccola enclave
spagnola in Africa, confinante col Marocco, oltre 50 mila migranti (purtroppo nei vari sbarchi, ci sono stati
almeno 34 morti accertati). Inutile dire che si tratta di un vero disastro
umanitario, una sorta di invasione di difficile gestione, anche per la
tempistica che lascia parecchi dubbi sulla gestione da parte delle autorità
locali e di quelle marocchine. È comunque molto probabile che la decisione del primo ministro Sánchez della concessione della cittadinanzaspagnola ai migranti arrivati prima del 2026, possa aver influito sulle
aspettative di migliaia di disperati di poter entrare nel territorio spagnolo e
di conseguenza in quello europeo, attirandosi in tal modo le critiche di alcuni
paesi comunitari, Italia in primis.
Ad ogni modo, in questi casi, i
numeri ci vengono spesso in aiuto, soprattutto per mettere ordine tra le
emozioni del momento. Innanzitutto, il governo Meloni, dal momento del suo
insediamento (ottobre 2022), ha registrato un numero complessivo di migranti
che supera abbondantemente i 300.000 (fonte Cruscotto Statistico del Ministero dell’Interno) mentre il governo Sánchez
ne ha contati circa 370 mila ma dal 2018, anno del suo insediamento alla Moncloa.
Da questi dati scaturiscono alcune
riflessioni. La prima è che l’Italia, cosa risaputa ovunque tranne che lungo lo
Stivale, non è l’unico paese a combattere il problema dell’immigrazione
clandestina. La seconda riflessione è quella che, due politiche diverse, una
restrittiva e punitiva come quella italiana e l’altra più aperta e permissiva,
portano tutto sommato allo stesso risultato. A ciò va aggiunto che così come il
governo Meloni (ma anche quelli precedenti) additavano gli scafisti come
problema principale dei flussi migratori, così oggi Sánchez parla di colpa delle mafie per la crisi di Ceuta.
Risulta invece evidente che, a
prescindere dalle decisioni del governo spagnolo e quelle scaturite da una
sentenza della Corte Suprema Spagnola e i CPR
(Centri di Permanenza per il Rimpatrio)
del governo italiano, il flusso dei migranti non si ferma e non può essere
fermato quando a spingere quelle migliaia di uomini, donne, adulti e bambini
non è solo la fame, la guerra o le persecuzioni ma il sacrosanto desiderio di
una vita migliore, anche dal punto di vista economico; niente più e niente di
meno di ciò che fanno i nostri giovani e ciò che fa l’uomo da migliaia di anni,
prima ancora della nascita dei confini, degli stati e di ogni altra
discriminante che ancora oggi persiste.
Il timore di noi occidentali,
indotto o intrinseco nella nostra cultura può essere riassunto nel concetto che
lo straniero, il migrante possa apportare cambiamenti nel nostro stile di vita,
un problema in più tra i tanti, forse troppi, da considerare, quindi il nostro
è un atto egoistico mascherato da pragmatismo.
Certo trovarsi migliaia di persone
all’improvviso non è una situazione facile da gestire, in Spagna come altrove,
ma chiudere l’argomento con delinquenza, droga, stupro e portali a casa tua è
ancora più facile.





.jpeg)
.jpeg)

.jpeg)
.jpeg)
.jpeg)
.jpeg)

