lunedì 13 aprile 2026

Il Sabato dei Fuochi

 

Cronaca emotiva ed emozionale del Sabato dei Fuochi

Quest’anno sono tornato a vedere l’alba sul Ciglio, sono riuscito, dopo un anno di sofferenze, non solo fisiche, a salire sul punto più alto del Monte Somma, Punta Nasone. Lì ho trovato ancora tanto, ho ritrovato gli amici di sempre e quelli di un giorno solo, ho però ritrovato la fratellanza del Ciglio là dove tutti sono una cosa sola e l’unica regola è quel principio universale che è l’amore materno, che sia quello della vergine Maria, una mater matuta pagana o Madre Terra, poco conta perché così come le mamme amano indistintamente i propri figli così, atei, cristiani, cattolici, pagani e qualunquisti ci sentiamo tutti fratelli sul Ciglio in virtù di questo principio.

Salire sull’antica caldera per celebrare questa ricorrenza non è cosa facile, e non lo è stato neanche con un bagaglio e un tragitto ridotto, ma l’entusiasmo fa miracoli, anche per chi non crede. Vedere il sorgere del sole in montagna è sempre bello ma farlo di fronte al Vesuvio creatore non è una semplice emozione ma è vita, è aria da respirare, è nutrimento dell’anima e, se non credi neanche in questo, è benessere per la psiche. Il Ciglio fa bene, e se pensate che sia il vino a far star meglio, dico allora, viva il vino! Se questo porta pace e serenità, e pazienza se poi a valle diventiamo tutti arrabbiati, sopra, c’è sempre una mamma e dei fratelli che c’aspettano.

Sul Ciglio regna la pace, una pace, certo dionisiaca, ma che unisce tutti. E magari questo spirito raggiungesse il mondo intero! Un mondo cieco e sordo davanti all’unico vero anelito dell’uomo, la sua ricerca della felicità. Ma il mondo borghese e provincialotto che sta a valle, quello che storce il naso davanti ai riti primaverili e alle devozioni mariane per qualche schiamazzo o qualche botto in più. Sono coloro che  amano i facili giudizi, utili per coprire le tristi realtà come quelle di una natura violata, non certo a causa di una tradizione ancestrale, ma frutto di un’economia cinica e spietata e di chi si limita a vedere il dito e non la luna. Un mondo appiattito nelle sue realtà private, sì cieco e sordo ma non muto nello sputare sentenze verso chi realmente vive il territorio e per questo lo ama e lo difende. Puntare il dito sugli errori altrui è facile, dialogare molto meno, perché il dialogo presuppone una posizione di parità, coerenza e autorevolezza, non autorità senza conoscenza e dignità.

domenica 12 aprile 2026