"It's not time to make a change
Just relax, take it easy
You're still young, that's your fault
There's so much you have to know …”
Un giorno, scendendo da una montagna, mi imbatto in una
bancarella che vendeva formaggi locali, era una mamma con i suoi due figli, un
bimbo e una bimba un po’ più grande che disegnavano e coloravano sassi mentre
la madre attendeva i clienti. Già vedere quei bambini trascorrere il tempo
senza annoiarsi e senza litigare, era una scena di per se singolare ma,
soprattutto, non pascevano beatamente alienati dietro un telefonino o alcun
dispositivo tecnologico come invece spesso mi accade di vedere.
Rimasi attratto, se non ammirato da quella scena, ormai rara
al giorno d’oggi e mi accorsi che anche il bambino mi guardava, paffuto e dagli
occhioni scuri, e mi guardava con un sorriso misto tra stupore e ammirazione,
quell’espressione tenera e accattivante che solo i bambini sanno offrire perché,
il loro stupore è in genere puro, vero e per questo assai prezioso.
Mi chiedevo il perché quel bambino mi guardasse in quel modo
e mi resi conto che era probabilmente attratto dalla mia divisa di titolato CAI,
che indossavo quel giorno solo io, perché ero accompagnatore ufficiale di
un’escursione. Capii che quel bambino vedeva in me qualcosa che lo attraeva,
che stimolava il suo immaginario, forse quella giacchetta sembrava quella vista
in un cartone animato o in un film, chissà, ma quella espressione mi è rimasta
impressa per sempre anche nel mio immaginario di adulto vecchio e sconsolato.
Non so se quel bambino mi colpisse così tanto perché
assomigliasse a mio figlio da piccolo, la cui infanzia è stata un importante
banco di prova per la mia paternità, nella quale ho commesso tanti errori ma
nella quale sono stato comunque sempre presente fin quando non è riuscito ad
affrontare il mondo con le sue proprie forze. Forse entrambi mi ricordavano me
da piccolo e quella visione del mondo che ho dovuto per forza di cose
accantonare. Forse era per me una gratificazione quell’ammirazione, l’essere
comunque di riferimento per qualcuno, un qualcuno così importante come può
esserlo solo un bambino. Non so, forse anche questo ma ho capito, da genitore,
così come da insegnante, quanto grande sia la responsabilità nei confronti dei
bambini e dei ragazzi, e quanto sia importante la nostra coerenza ai loro occhi.
La coerenza è fondamentale, perché di errori ne abbiamo
fatti e ne faremo tanti ancora, come uomini, come genitori, come docenti e così
via ma, essere coerenti col messaggio che inviamo verso i giovani è
fondamentale; le nostre parole devono corrispondere alle nostre azioni, non
dobbiamo tradire le loro aspettative perché loro pendono dalle nostre labbra,
seguono ogni nostro passo, ci imitano e ci amano, o quanto meno ci rispettano
per quel che siamo, ma soprattutto per quel che facciamo, e pertanto, non
possiamo e non dobbiamo tradirli, questo è il compito fondamentale di un
adulto; la responsabilità di lasciare dopo di noi adulti frustrati o
irresponsabili è tremenda e devastante.