domenica 8 marzo 2026

8 marzo 2026

 

“Cosa vuol dir sono una donna ormai ... “

Inutile appellarsi al buon senso e alla ragione, o ancor peggio alla religione, il nostro è un paese misogino, ed hai voglia di parlare di sante, di mamme, di madonne ed eroine; la donna, per una larga fetta degli abitanti di questo paese, rimane tale, ovvero un essere inferiore, un qualcuno, e a questo punto potremmo dire anche, un qualcosa, che deve stare al suo posto, possibilmente il proverbiale focolare, in famiglia, con i figli, a servire gli uomini e il marito.

Quindi perché, secondo costoro, queste dovrebbero fare qualcosa di diverso da quanto sopra indicato? Perché andare in territori pericolosi a fare le giornaliste come ad esempio Cecilia Sala? Che lascino fare ai maschi queste cose! Perché lavorare per le ONG in territori belligeranti come fecero Greta e Vanessa? Perché farsi rapire, arrestare, se non di peggio, quando esistono già gli uomini per affrontare le crisi del pianeta? Per non parlare poi di riscatti e d’altri compromessi che l’agire di queste porrà i nostri politici davanti a situazioni quanto meno imbarazzanti, salvo però l’essere uomini, maschi o marò. Nel migliore dei casi, per le succitate ragazze, ci si troverà davanti ad un paternalismo che lascia trasparire un atteggiamento verso le donne, nei fatti, non tanto distante da quella parte del mondo islamico che additiamo come incivile e retrogrado, ma che di fatto mettiamo in atto quotidianamente nella sfera privata, nelle nostre case e delle nostre menti.

L’impressione forte, ecumenica e trasversale è quella del: “se l’è andata a cercare”. In altre parole, così come una ragazza, secondo purtroppo il senso comune, merita le molestie sessuali se veste abiti succinti o passeggia in orari ritenuti non consoni per una donna in determinati contesti, allora lo stesso varrà per quelle donne che decideranno di fare cose da uomini o che, fino ad oggi, erano appannaggio maschile, grammatica inclusa, con le sue stentate declinazioni ad un femminile prive ancora di valore sociale.

Essere maschi, e questo sembrerà un paradosso in questo contesto, è difficile, al di là degli stereotipi, che pure pesano, il cercare di essere razionali e allo stesso tempo dominare i nostri istinti non è cosa da tutti, ma se bestie non siamo, allora il compromesso con la nostra natura dobbiamo pur trovarlo, e non solo per noi stessi, ma per tutta l’altra metà del cielo che se lo merita e per il mondo intero da cui dipende, perché per loro, le donne di tutti luoghi e di tutti i tempi, non è mai stato facile essere tali, neanche oggi dove tutto pare più facile e scontato. Non lo è perché non riusciamo ancora a gestire ciò che è giusto da ciò che sentiamo, quel che proviamo, l’istinto non è più regolato da una morale, più o meno sana e più o meno condivisa, ma è libero di fare ciò che vuole. Oggi esistono solo le fredde leggi a fare da baluardo ai diritti della persona donna, norme lontane da un atteggiamento sociale che giustifica ancora la mascolinità malata di taluni e l’analfabetismo emozionale di altri, entrambi frutto dei “no” mai espressi e per questo ancor più frustranti quando è una donna a negarsi a te, una che dovrebbe pendere solo dalle tue labbra, non perché l’ami ma perché la possiedi come uomo.

Ecco quindi, nonostante tutto, nonostante una normativa talvolta anche all’avanguardia, nonostante un politicamente corretto che parifica la donna all’uomo, esiste un sostrato culturale spesso, denso, ma neanche tanto profondo, che pensa l’esatto contrario, depersonalizzando la donna, incasellandola, non sempre suo malgrado, in contesti ristretti e delimitati a ciò che tradizione e convenienza comandano; cucina, famiglia e diciamocela tutta, oggetto sessuale; e se la si ama, lo si fa come si ama un cane o un qualsiasi altro animale domestico, e pronti a castigarla nel momento in cui questa trasgredisce le regole e sopprimerla quando non serve più, vedasi femminicidio.

lunedì 23 febbraio 2026

venerdì 20 febbraio 2026

Film luce

 


I notiziari di questi ultimi tempi sembrano immettermi in un film Luce, di quelli che durante il ventennio  decantavano con prosopopea i successi dell’italico ingegno e puntavano il dito contro nemici spesso tanto acerrimi quanto immaginari. Oggi invece, l’enfasi dei risultati olimpici contrasta contro l’improvviso e sospetto aumento dei tentativi di rapimento di bambini, ovviamente da parte di stranieri, i soliti rumeni che fanno tanta assonanza con i rom, così come l’arresto di presunti anarchici che tentano di far deragliare i treni.

Intanto l’odio e la violenza aumentano, in Italia come altrove, grazie a questo nuovo governo della paura, riducendo il paese in fazioni contrapposte che non lasciano spazio al dialogo e dove le rispettive posizioni si radicalizzano sempre più e soprattutto dove le riforme, quelle vere, passano inosservate sotto gli occhi degli italiani distratti. L’unica differenza col passato è che ieri c’era un regime che emanava veline dirette ai giornali e agli altri mezzi di informazione e che dettava i tempi e gli argomenti della cultura imperante e che, a un certo punto, la guerra, c’è stata davvero, e il nemico, a torto o ragione, alla fine è arrivato.

Oggi, la guerra, almeno per noi occidentali è invece meno cruenta ma molto più subdola e la stiamo perdendo con il progressivo smantellamento dei diritti acquisiti, quelli che consideravamo intangibili e, nel mentre, ci distraggono con la creazione di nuovi nemici, interni o esterni che siano, o trasferendola altrove questa guerra, là dove occhio non vede e cuore non duole. Temo inoltre che, stavolta, la vulgata non venga solo dall’interno del nostro paese ma sia imposta da altri, al di fuori di esso, e che i nuovi ministri del terrore non facciano altro che cavalcare quest’onda mista di sdegno e rancore, che inquina le nostre menti, ed esacerba le nostre anime.

Ho la forte impressione, ma è ovviamente più di una sensazione, che tutto ciò si insinui attraverso le reti sociali, grazie alla condivisione di algoritmi ad hoc, foraggiando la logica della condivisione acritica e del solipsismo mediatico. Questa modalità di comunicazione coinvolge direttamente e indirettamente anche la stampa tradizionale, ormai assai dipendente anch’essa dal mondo della rete. C’è una sorta di orwelliano grande fratello che dirige in maniera recondita le nostre scelte, anche quelle più intime, che plagia le coscienze, delineando una visione unica ed autoassolutaria di ciò che si fa, così come accadeva con la banalità del male durante i regimi autocratici, autoritari e assolutisti del nostro tutto sommato recente passato.

lunedì 2 febbraio 2026

L'ordine delle forze

 

Gli ultimi eventi della cronaca italiana e internazionale, afferenti alle forze di polizia, ma soprattutto l’opportunismo politico che ha diviso in fazioni contrapposte l’opinione pubblica, necessitano di un momento di riflessione, quanto meno sul concetto di lavoro.

Io rispetto le forze dell’ordine, così come rispetto chiunque svolga con dedizione il proprio mestiere; e non enfatizzo più del dovuto il loro ruolo perché, se servitori dello stato sono loro, allora lo sono anche tutti gli altri che svolgono, con funzione pubblica o meno, con coerenza ed onestà, il proprio lavoro perché, fattore di non poco conto, di lavoro si tratta, e non di eroismo o volontariato.

Che dire a questo punto degli stessi volontari? Che dire di coloro che, nell’anonimato più assoluto, e con scarsissime tutele, svolgono gratuitamente opere e lavori complementari a quelli delle Forze dell’Ordine e di altri apparati dello stato? Perché non si usa anche per loro la stessa enfasi?

Un poliziotto, un Carabiniere, un Finanziere ma anche il Vigile del Fuoco e così via svolgono un mestiere come altri dove, ad un servizio corrisponde una transazione economica e che, se svolto bene, funge comunque da esempio, monito e tutela per la globalità della società civile, così come accade per molti altri mestieri e pubblici uffici.

L’eroismo, la demagogia e la propaganda lasciamoli al passato perché hanno già fatto fin troppi danni; relegare un gruppo ristretto di pubblici ufficiali in uno spazio privilegiato può essere pericoloso, la storia e l’attualità ce lo insegnano.

#poliziedistato #rispettopertutti #pubbliciufficiali #tuttiilavorisonouguali

(Immagine creata con l'IA)

venerdì 30 gennaio 2026

Ciucci, presuntuosi e connessi

Le famiglie, oggi, pretendono che i loro figli vadano avanti nella loro carriera scolastica grazie ad eventuali doti innate e non attraverso l'impegno nello studio. I libri spesso non vengono neanche contemplati nell'investimento per il loro futuro. Ma neanche il computer, che ignorano quasi del tutto.

Solo lo smartphone viene considerato e strapagato dai questi genitori, non coscienti del fatto che la memoria ha una sua importanza, così come la ricerca di fonti esatte e referenziate; contrariamente dall’hic et nunc della connessione in rete che se manca non si va più avanti, il loro mondo si blocca e rimangono incapaci di fare qualsiasi altra operazione. Il telefonino diviene così la baby-sitter da bambini, mezzo di informazione e studio nel corso della loro crescita ed alibi nella loro età adulta.

Senza libri ed altri documenti da spulciare è come se un meccanico aprisse un’officina senza attrezzi o solo con un cacciavite per intraprendere la sua attività oppure sarebbe come andare in montagna solo con il GPS del cellulare e accorgersi che la batteria è scarica o che non c'è ricezione del segnale e, di conseguenza, perdersi perché non si ha la capacità di orientarsi.

La cultura, quella che dovrebbe appunto darti le coordinate per le tue scelte, oggi passa solo per la rete e non attraverso lo studio, la ricerca e il confronto. La strada più facile per l’analfabetismo funzionale e la carriera di ciucci e presuntuosi.

#smartphone #culturadigitale #natividigitali

Immagine creata con l'IA


giovedì 29 gennaio 2026

Il sacchetto selvaggio, ovvero la SS 268 e le altre

 


Quante volte vi sarà capitato di constatare l’immondizia lungo le nostre strade; immagino tante, tante da averci fatto ormai l’abitudine o rassegnarsi a un dato di fatto che solo gli ipocriti negano, ovvero la subcultura e l’inciviltà che regna alle nostre latitudini.

Certo è che l’incivile è colui che lancia il sacchetto di immondizia per strada e lo fa per le ragioni più disparate, e che non trovano nessun fondamento legale e nessuna giustificazione morale, ma lo è, a mio modestissimo parere, anche chi dovrebbe agire contro questo malcostume e non lo fa o non provvede in tempi rapidi, o non si impegna per niente nel reprimere questo schifo.

È chiaro che spesso si tratta, non solo del sacchetto selvaggio, ma anche di veri e propri scarichi industriali, spesso pericolosi, che rimpinguano il sopra e sotto delle nostre strade, da quelle vicinali a quelle statali, senza distinzione e senza rispetto alcuno. Le corsie, le piazzole, i cavalcavia, sono ad uso e consumo di chiunque voglia scaricare, sversare e bruciare rifiuti. Le misure adottate sono spesso degli inutili palliativi, dove si spendono ingenti somme senza risolvere il problema.

Un esempio eclatante è la circonvallazione esterna a Cercola, in provincia di Napoli, che si collega con la SP1, strada piena di rifiuti dove, nel suo tratto provinciale, si è prima installato un sistema di videosorveglianza ma poi, quando si è capito che questo, funzionante o meno che fosse, non costituiva deterrenza alcuna per l’ingombro dei rifiuti nelle sue piazzole, queste sono state chiuse con dei newjersey di cemento. Morale della favola? I sacchetti li hanno comunque buttati all’interno dei grossi blocchi di cemento e gli automobilisti hanno perso definitivamente l’uso di quelle utili e necessarie piazzole. Sovviene a questo punto anche il sospetto di un atto illegale da parte degli stessi enti competenti.

Senza dilungarci ancora una volta sulla teoria dei vetri rotti, quella che imporrebbe, se non altro per opportunità di cassa, alle autorità competenti, di intervenire più spesso nel ripulire lo scempio con maggiore solerzia e non con costosi interventi una tantum, segnaliamo un altro caso emblematico, ovvero quello della SS 268, la Statale del Vesuvio. La strada è un luogo di scarico continuo di rifiuti d’ogni genere, i fornici dei cavalcavia sono spesso ostruiti dai rifiuti, ai quali poi viene dato fuoco, minandone la struttura col calore intenso delle fiamme. Ma a chi compete la pulizia di questi contesti?

Il dato di fatto è che la competenza della pulizia delle strade, delle piazzole di sosta e delle corsie di accelerazione e decelerazione sulle strade statali spetta all'ente proprietario della strada che, per le strade statali è generalmente l’ANAS (Azienda Nazionale Autonoma delle Strade), in base all'articolo 14 del Codice della Strada, che obbliga i proprietari a garantire gestione e pulizia delle strade e delle loro pertinenze per la sicurezza stradale.

Chi è invece responsabile della pulizia delle strade provinciali? La responsabilità della pulizia, manutenzione e gestione delle strade provinciali spetta solitamente alla Provincia (o alla Città Metropolitana) in quanto ente proprietario della strada, sempre secondo il Codice della Strada. Tuttavia, se la strada attraversa un centro abitato con più di 10.000 abitanti, la competenza può passare al Comune.

Ad ogni modo, le Città Metropolitane, le Province e i Comuni, stanno quasi sempre a guardare e, spesso e volentieri, non agiscono a causa della mancanza di fondi, soprattutto per smaltire i rifiuti speciali e pericolosi ma, anche quando si tratta del semplice e variopinto sacchetto, che non è solo brutto a vedersi ma anche pericoloso per l’ingombro della carreggiata, incomincia il rimpallo delle responsabilità tra i vari enti e il sacchetto rimane là e diviene parte del paesaggio, fin quando le intemperie o gli animali ne faranno scempio, o quando, qualche malaugurato automobilista vi finirà sopra.

Ma i sacchetti non vengono da Marte, non ce l’ha portati un oscuro nemico, né tanto meno nascono dal nulla perché, anche se, come più volte abbiamo scritto, è uso comune stabilire che la colpa sia sempre di qualcun altro, a lanciarlo, con posa olimpica e sdegno sovrano, siamo sempre noi, noi o chi per noi.

lunedì 26 gennaio 2026

Il bambino

 


“E ti prendono in giro se continui a cercarla

Ma non darti per vinto, perché
Chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle
Forse è ancora più pazzo di te”

I bambini dovrebbero fare i bambini e nulla più! I bambini non dovrebbero trasformarsi in fenomeni da baraccone per divertire noi adulti, esposti ad imitare i grandi o a fare cose che neanche questi sanno fare. I Bambini sono quelli che ridono e piangono per una semplice emozione, non sono quelli da Guinness dei primati o dei talent show, quelli, la loro infanzia, forse l’hanno già persa, venduta alla morbosa ed effimera curiosità di un pubblico pagante, se non peggio ancora ad un morboso e patologico piacere. Non devono essere esposti agli umori degli adulti, non devono essere usati come ammiccanti oggetti di pubblico ludibrio, devono essere lasciati liberi di cercare e trovare se stessi, noi dobbiamo essere solo le loro guide e non i loro ammaestratori.

I bambini devono crescere, sognare, devono poter sbagliare, ma non devono correre dietro l’immagine precoce di una società che vuole solo nuovi acquirenti. La fanciullezza è un bene prezioso, è la base della nostra crescita ed è fatta di scoperte, di giochi inventati, di fantasia e non di copioni o immagini preconfezionate e vendute da altri; i sogni sono il nostro bene più prezioso, soprattutto quelli ad occhi aperti, perché ci aiutano ad apprezzare quello che abbiamo intorno a noi ed aprono la strada a ciò che abbiamo dentro di noi. Facciamo sì che la loro mente spazi attraverso il mondo e non in quello limitato e delineato dall’algoritmo di uno smartphone, diamogli il vento, diamogli la pioggia con le sue pozzanghere e terra da calpestare e con cui sporcarsi, alberi su cui arrampicarsi, palloni dietro cui correre e panorami davanti i quali rimanere estasiati a bocca aperta, diamogli la vita e non una baby-sitter digitale.

Non reprimiamo quindi il bambino che c’abbiamo dentro, lasciamolo che ci accompagni lungo la strada della vita e che ci aiuti ad emozionarci e intravvedere, attraverso il nostro pragmatismo di adulti smaliziati, il vero senso della nostra esistenza.