Spesso navigo tra i social per capire le dinamiche di questo mondo. Credo infatti che sveli molto più di quanto si creda della psiche umana e degli umori della gente comune. In molti infatti, pur negando la loro presenza sulle reti sociali ne sono comunque influenzati, anche perché, in genere, denigrano Facebook ma poi si muovono con agilità su Whatsapp, spesso facendo proprio ciò che criticano al più diffuso dei social, e dimenticando che poi appartengono entrambi alla stessa società ovvero Meta.
In effetti, pur demonizzando i mezzi informatici, quasi come
se fossero delle armi (e spesso purtroppo lo sono stati) temo che il vero problema
non siano questi ma l’uso improprio che se ne fa. Non faccio riferimento ad una
semplice netiquette, ovvero a una
sorta di galateo telematico, che garantisca il rispetto reciproco ma anche la
reciproca comprensione, dove grammatica e tempistica coincidano con l’effettiva
volontà di comunicare e comprendere l’un l’altro e senza trascendere in una sterile
dimostrazione di forza; ma ci vorrebbe anche qualcosa che rispettasse la
legalità usando questi contesti digitali. Molti infatti condividono, e spesso
se ne appropriano come se fosse un loro prodotto, i contenuti altrui. La stessa
diffusione seriale viene attuata come se fosse un atto di informazione, mentre
invece non è altro che un’acritica catena di Sant’Antonio in forma telematica,
senza capire pertanto che la responsabilità della condivisione è molto simile a
quella della creazione di un post, un reel, un video, etc.
Più si condivide e più l’indicizzazione aumenta e più
persone saranno raggiunte da quel tipo di messaggio. Quindi, sarebbe opportuno,
non agire in maniera istintiva nella condivisione ma ragionare e capire se
quell’atto può o meno ledere qualcuno e cercare di non essere partecipi di
quelle vere e proprie lapidazioni mediatiche alle quali assistiamo spesso sui
nostri smartphone. Anche se spesso ne usciremo impuniti saremo senz’altro
complici di questo sistema e moralmente più sporchi di prima. Dovremmo poi
essere coscienti se ciò che condividiamo ai quattro venti sia vero o falso, se
sia intelligenza artificiale o meno, insomma se è vero che oggi il vecchio
giornalismo è morto e si sta trasformando in un qualcosa che segue da vicino le
dinamiche della rete, ciò non vuol dire che siamo diventati tutti giornalisti.
Ho visitato centinaia di gruppi e pagine dalle
caratteristiche molto simili, in alcune, quelle politiche, o quelle calcistiche,
è ovvio trovare una violenta contrapposizione delle parti ma in altre, quelle
dove dovrebbe esistere un univoco interesse comune accade più o meno la stessa
cosa. Gruppi e pagine di storia locale, di escursionismo, numismatica,
filatelia, ma anche macchine fotografiche e tanto altro ancora, diventano lo
sfogatoio di chiunque voglia sentirsi migliore degli altri e lanciare in
maniera impunita pietre che spesso fanno anche molto male.
Tre caratteristici personaggi contraddistinguono questi
contesti. Il primo è colui o colei che da neofita spera di avere un tesoro in
casa, plagiati anche da un certo tipo di divulgazione acchiappaclick, i
secondi, i saccenti, gli esperti, forti di una loro minima esperienza nel campo
(ma spesso neanche più di tanto) che massacrano i più inesperti o li deridono
senza aggiungere altro al contesto della discussione ed infine ci sono coloro
che cercano, talvolta con tanta pazienza, di mediare, di istruire e spesso
contenere ciò che dovrebbero fare i moderatori dei gruppi, quando questi non
coincidono con la stessa figura.
Spesso però, chi crea questi spazi, lo fa più per la
quantità che per la qualità; in realtà, che gli altri si scannino a vicenda
sulla qualità di un obiettivo, su dove passasse il Sebeto, sulla presunta
patacca o su quanti siano i primati della loro città, va a beneficio di chi
gestisce il sito, non tanto economico (anche se possibile) ma di
visualizzazione e indicizzazione, per vanagloria o per scopi di visibilità
politica.
Ecco anche per questo molte pagine pubblicano post assurdi
e/o provocatori, lo fanno perché sono certi di essere visti, visitati,
commentati e condivisi, moltiplicando in maniera virale i propri contenuti e,
in pratica, chi ci casca, cosa più facile di quanto la si possa immaginare,
lavora per loro e a gratis, pensando di essere un figo partecipando alla
tenzone o nel diffondere un post senza lo sforzo delle sue meningi.






