Una metafora tutta
italiana.
Vi sarà sicuramente capitato, in autostrada, di veder
sfrecciare alla vostra destra, auto private in corsia d’emergenza, per poi
confluire liberamente in una delle altre corsie senza la minima ammenda e senza
il minimo pudore oppure, ai caselli autostradali e nei restringimenti di
carreggiata, vedere autovetture immettersi nella vostra corsia senza rispettare
la coda. Il risultato di questi atteggiamenti è quasi sempre quello
dell’ingorgo poiché nell’imbuto che si è creato, molte macchine confluiscono
tutte assieme in un’unica corsia a danno di chi rispetta le regole.
Ecco, l’ingorgo in questione si forma perché, invece di
confluirvi lentamente e con continuità, così come fa l’acqua attraversando
l’attrezzo, questo invece si intasa e tracima quando il liquido è troppo. Allo
stesso modo accade quando le tante auto non possono defluire con tranquillità a
causa di coloro che ritengono che il loro tempo sia più prezioso di quello
altrui.
Qualcosa di simile accade nelle file agli sportelli degli
uffici postali e, anche lì, non c’è ticket che regga, la tentazione è troppo
forte per non approfittare della distrazione di chi ti sta davanti. Annamaria Ortese, delineò perfettamente
l’attitudine di una certa napoletanità, in uno degli episodi del suo
celeberrimo “Il mare non bagna Napoli”. L’istinto di fottere il prossimo,
scaturito atavicamente da secoli di stenti, impossibilitati nel ricondurre il
nostro status ad una più comune normalità e la narcisistica ma anche
masochistica attitudine alla precarietà ci induce ad approfittare delle
situazioni, anche quando non è il caso di farlo o, quanto meno, non c’è una
necessità vera e propria per giustificare tali atteggiamenti prevaricanti.
Ho sempre pensato che Napoli fosse la punta dell’iceberg
Italia, la città dove vengono racchiusi pregi e difetti dell’italianità ma,
questa metafora incomincia ad essere più un deleterio retaggio del passato che
una vanto da decantare. Mi rendo conto che spesso si faccia di necessità virtù
ma, l’arte di arrangiarsi è spesso sinonimo di incapacità di adeguarsi ad una
sana normalità e, talvolta, un alibi per non muoversi di un passo verso la
legalità.
Dalla metafora alla realtà il passo è breve, infatti, così
come c’è chi accorcia le distanze a scapito degli altri, così c’è chi non
contribuisce al fabbisogno dello stato senza pagare le tasse. E proprio come
coloro che percorrono impuniti la corsia di emergenza, anche quegli altri la fanno
quasi sempre franca. I primi, campioni dell’individualismo stradale vengono,
per quieto vivere o per prepotente imposizione, lasciati passare; i secondi,
per solidarietà o complicità vengono invece tollerati e condonati. Chi supera
le code, dopo tra l’altro aver rallentato il regolare flusso di traffico o
intralciato la corsia per i mezzi di soccorso, è allo stesso livello di chi non
è in regola con l’erario perché rallenta il naturale sviluppo del paese, dalle
infrastrutture ai servizi, gli stessi che magari, loro stessi ne usufruisconono
e ne lamentano l’inefficienza.
Per la serie, chiagneno,
fottono, e vonno ave’ pure ragione!




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