Durante le mie vigilanze di guardia giurata del WWF ne vedo di tutti i colori, e spesso devo ricredermi della cosiddetta società civile che predica bene e razzola male, nascondendo sotto il tappeto lo scarto delle loro attività e della propria coscienza.
La stessa politica, quella che amministra il territorio,
quella che strombazza ai quattro venti le sue iniziative, dimentica facilmente
di controllare ciò che aveva intrapreso, passando rapidamente ad altri bandi e
ad altre chimere.
Questa logica al ribasso è trasversale, nel senso che, così
come il cittadino si affida superficialmente allo svuotacantine di turno, per
smaltire in economia i suoi rifiuti, allo stesso modo, gli organi competenti si
affidano a ditte che smaltiscono in maniera approssimativa, se non illegale, i
propri di rifiuti. Capita quindi che, le
Lave Novelle di Ercolano, luogo da sempre martoriato dall’uomo, prima con
le cave di pietra lavica e poi con il loro riempimento di rifiuti d’ogni genere
e pericolosità, queste permangano un luogo di sversamento, scarico e rogo dei
rifiuti. Che questi sia la ditta a nero, o l’imprenditore che vuole risparmiare,
i rifiuti vanno tutti là, a via Filaro, a via Castelluccio, a via Focone e in
tutte le omonime diramazioni di quel luogo maledetto.
Il problema è che lì sopra, nel caso specifico in via
Filaro, ci trovi ancora i “big bag” della raccolta differenziata fatta dal
Comune di Ercolano nell’ottobre del 2018 ma non solo, l’ultima scoperta, tra il tanto rifiuto domestico e
industriale ivi presente, è stato quella di rinvenire la cartellonistica FESR della
Comunità Montana del Taburno.
E sì! L’ironia della situazione è quella che dal globale si
passa con disinvoltura al locale ma in senso degenerativo, si legge infatti sul
cartello: “Interventi di riduzione del
livello di esposizione ai rischi connessi al clima attraverso il miglioramento
della resilienza nel territorio della Comunità Montana del Taburno”. Tante
belle ed abusate parole; la lotta al riscaldamento globale, l’abusato concetto
di resilienza ma, in pratica, trattasi di soldi stanziati dalla UE per la
nobile causa ambientale in quella zona ricadente in buona parte in un’area
protetta e rifiuti lasciati in un Parco Nazionale.
Cosa sarà mai accaduto per far sì che soldi dell’Unione
Europea e mediati dalla Regione, per tutelare l’ambiente, alla fine sono stati
usati per inquinare l’ambiente stesso? Sarà stata la logica dei subappalti,
arrivati fino alla base di questo processo, demandando il compito di smaltire i
rifiuti della Comunità Montana del Taburno sul Vesuvio? Quale aberrazione può
permettere tutto questo, quale concetto distorto dell’amministrazione del
territorio può affidarsi a qualcuno che, così come un privato, si affida in
pratica a uno svuotacantine qualsiasi?
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