Quand’ero bambino giocavo solo alla guerra, con armi giocattolo e soldatini. I ruoli maschio/femmina erano graniticamente definiti, così come i giochi che, in alternativa erano i trenini elettrici e le automobiline e tutto il necessario per una futura brava mamma e massaia, per le bambine.
Da grande non ho fatto il servizio militare e sono sostanzialmente
un pacifista e ho comunque messo su famiglia. I miei coetanei, in genere, sono
uomini e donne emancipati e al passo con i tempi e sono stati, volenti o
nolenti, i fautori di una società in buona parte demilitarizzata e liberale,
soprattutto rispetto al passato.
Mi chiedo quindi, che male potrebbero fare le presunte
teorie gender ai bambini di oggi? In
realtà non credo che nemmeno esistano o che siano frutto di visioni distorte
della realtà e che comunque non si impartiscano a scuola. Credo che siano più
paventate che altro o frutto di situazioni decontestualizzate ma, la sessualità
non è di certo un’attitudine indotta ma è una naturale inclinazione dell’essere.
Al netto di chi vede ancora come uno stigma sociale o una
disgrazia l’essere diverso dalla massa, oggi stiamo ancora a parlare di
educazione sessuale ed educazione ai sentimenti, mostrando ancora una volta, il
grande tabù della nostra società e, consentitemelo, la grande ipocrisia di
questa. Infatti, in un mondo che vende sesso in tutte le salse e svende il
corpo femminile come un prodotto qualsiasi, c’è ancora chi prova, nel migliore
dei casi, pudore nei confronti di un tema così importante come l’educazione
sessuale! Relegando ad estrusi processi burocratici e al permesso delle
famiglie la coerente attività didattica degli insegnanti.
Ricordo, al liceo, il compianto Prof Luigi Storino, all’epoca professore di religione. E non potrò
mai dimenticare la scena di un genitore che, ad alta voce, gli consigliava: “ma
tu faje ‘o prufessore ‘e religione e fa chello, nun mettere ‘nmiezo chesti
cose!” Gigino, come lo chiamavamo, era stato reo di aver affrontato le
tematiche proibite dell’amore e del sesso, in un epoca nella quale c’era ancora
chi, prete come lui, andava nelle classi a proiettare truculenti filmati
sull’aborto e le sue conseguenze, erano gli anni ottanta.
Se oggi quindi, agli occhi di qualcuno ci fosse in atto
un’invasione LGBTQIA+, questo accade semplicemente perché c’è maggior apertura
al dialogo e si ha meno timore e minore pressione sociale nel vivere
liberamente la propria sessualità; non esistono quindi complotti, tranne nella
mente di chi ne ha bisogno perché non sa guardarsi dentro. Non c’entra nulla
l’educazione, sia essa familiare, sia essa scolastica, alla natura non si
comanda, così come alle sue pulsioni.

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