lunedì 2 febbraio 2026

L'ordine delle forze

 

Gli ultimi eventi della cronaca italiana e internazionale, afferenti alle forze di polizia, ma soprattutto l’opportunismo politico che ha diviso in fazioni contrapposte l’opinione pubblica, necessitano di un momento di riflessione, quanto meno sul concetto di lavoro.

Io rispetto le forze dell’ordine, così come rispetto chiunque svolga con dedizione il proprio mestiere; e non enfatizzo più del dovuto il loro ruolo perché, se servitori dello stato sono loro, allora lo sono anche tutti gli altri che svolgono, con funzione pubblica o meno, con coerenza ed onestà, il proprio lavoro perché, fattore di non poco conto, di lavoro si tratta, e non di eroismo o volontariato.

Che dire a questo punto degli stessi volontari? Che dire di coloro che, nell’anonimato più assoluto, e con scarsissime tutele, svolgono gratuitamente opere e lavori complementari a quelli delle Forze dell’Ordine e di altri apparati dello stato? Perché non si usa anche per loro la stessa enfasi?

Un poliziotto, un Carabiniere, un Finanziere ma anche il Vigile del Fuoco e così via svolgono un mestiere come altri dove, ad un servizio corrisponde una transazione economica e che, se svolto bene, funge comunque da esempio, monito e tutela per la globalità della società civile, così come accade per molti altri mestieri e pubblici uffici.

L’eroismo, la demagogia e la propaganda lasciamoli al passato perché hanno già fatto fin troppi danni; relegare un gruppo ristretto di pubblici ufficiali in uno spazio privilegiato può essere pericoloso, la storia e l’attualità ce lo insegnano.

#poliziedistato #rispettopertutti #pubbliciufficiali #tuttiilavorisonouguali

(Immagine creata con l'IA)

venerdì 30 gennaio 2026

Ciucci, presuntuosi e connessi

Le famiglie, oggi, pretendono che i loro figli vadano avanti nella loro carriera scolastica grazie ad eventuali doti innate e non attraverso l'impegno nello studio. I libri spesso non vengono neanche contemplati nell'investimento per il loro futuro. Ma neanche il computer, che ignorano quasi del tutto.

Solo lo smartphone viene considerato e strapagato dai questi genitori, non coscienti del fatto che la memoria ha una sua importanza, così come la ricerca di fonti esatte e referenziate; contrariamente dall’hic et nunc della connessione in rete che se manca non si va più avanti, il loro mondo si blocca e rimangono incapaci di fare qualsiasi altra operazione. Il telefonino diviene così la baby-sitter da bambini, mezzo di informazione e studio nel corso della loro crescita ed alibi nella loro età adulta.

Senza libri ed altri documenti da spulciare è come se un meccanico aprisse un’officina senza attrezzi o solo con un cacciavite per intraprendere la sua attività oppure sarebbe come andare in montagna solo con il GPS del cellulare e accorgersi che la batteria è scarica o che non c'è ricezione del segnale e, di conseguenza, perdersi perché non si ha la capacità di orientarsi.

La cultura, quella che dovrebbe appunto darti le coordinate per le tue scelte, oggi passa solo per la rete e non attraverso lo studio, la ricerca e il confronto. La strada più facile per l’analfabetismo funzionale e la carriera di ciucci e presuntuosi.

#smartphone #culturadigitale #natividigitali

Immagine creata con l'IA


giovedì 29 gennaio 2026

Il sacchetto selvaggio, ovvero la SS 268 e le altre

 


Quante volte vi sarà capitato di constatare l’immondizia lungo le nostre strade; immagino tante, tante da averci fatto ormai l’abitudine o rassegnarsi a un dato di fatto che solo gli ipocriti negano, ovvero la subcultura e l’inciviltà che regna alle nostre latitudini.

Certo è che l’incivile è colui che lancia il sacchetto di immondizia per strada e lo fa per le ragioni più disparate, e che non trovano nessun fondamento legale e nessuna giustificazione morale, ma lo è, a mio modestissimo parere, anche chi dovrebbe agire contro questo malcostume e non lo fa o non provvede in tempi rapidi, o non si impegna per niente nel reprimere questo schifo.

È chiaro che spesso si tratta, non solo del sacchetto selvaggio, ma anche di veri e propri scarichi industriali, spesso pericolosi, che rimpinguano il sopra e sotto delle nostre strade, da quelle vicinali a quelle statali, senza distinzione e senza rispetto alcuno. Le corsie, le piazzole, i cavalcavia, sono ad uso e consumo di chiunque voglia scaricare, sversare e bruciare rifiuti. Le misure adottate sono spesso degli inutili palliativi, dove si spendono ingenti somme senza risolvere il problema.

Un esempio eclatante è la circonvallazione esterna a Cercola, in provincia di Napoli, che si collega con la SP1, strada piena di rifiuti dove, nel suo tratto provinciale, si è prima installato un sistema di videosorveglianza ma poi, quando si è capito che questo, funzionante o meno che fosse, non costituiva deterrenza alcuna per l’ingombro dei rifiuti nelle sue piazzole, queste sono state chiuse con dei newjersey di cemento. Morale della favola? I sacchetti li hanno comunque buttati all’interno dei grossi blocchi di cemento e gli automobilisti hanno perso definitivamente l’uso di quelle utili e necessarie piazzole. Sovviene a questo punto anche il sospetto di un atto illegale da parte degli stessi enti competenti.

Senza dilungarci ancora una volta sulla teoria dei vetri rotti, quella che imporrebbe, se non altro per opportunità di cassa, alle autorità competenti, di intervenire più spesso nel ripulire lo scempio con maggiore solerzia e non con costosi interventi una tantum, segnaliamo un altro caso emblematico, ovvero quello della SS 268, la Statale del Vesuvio. La strada è un luogo di scarico continuo di rifiuti d’ogni genere, i fornici dei cavalcavia sono spesso ostruiti dai rifiuti, ai quali poi viene dato fuoco, minandone la struttura col calore intenso delle fiamme. Ma a chi compete la pulizia di questi contesti?

Il dato di fatto è che la competenza della pulizia delle strade, delle piazzole di sosta e delle corsie di accelerazione e decelerazione sulle strade statali spetta all'ente proprietario della strada che, per le strade statali è generalmente l’ANAS (Azienda Nazionale Autonoma delle Strade), in base all'articolo 14 del Codice della Strada, che obbliga i proprietari a garantire gestione e pulizia delle strade e delle loro pertinenze per la sicurezza stradale.

Chi è invece responsabile della pulizia delle strade provinciali? La responsabilità della pulizia, manutenzione e gestione delle strade provinciali spetta solitamente alla Provincia (o alla Città Metropolitana) in quanto ente proprietario della strada, sempre secondo il Codice della Strada. Tuttavia, se la strada attraversa un centro abitato con più di 10.000 abitanti, la competenza può passare al Comune.

Ad ogni modo, le Città Metropolitane, le Province e i Comuni, stanno quasi sempre a guardare e, spesso e volentieri, non agiscono a causa della mancanza di fondi, soprattutto per smaltire i rifiuti speciali e pericolosi ma, anche quando si tratta del semplice e variopinto sacchetto, che non è solo brutto a vedersi ma anche pericoloso per l’ingombro della carreggiata, incomincia il rimpallo delle responsabilità tra i vari enti e il sacchetto rimane là e diviene parte del paesaggio, fin quando le intemperie o gli animali ne faranno scempio, o quando, qualche malaugurato automobilista vi finirà sopra.

Ma i sacchetti non vengono da Marte, non ce l’ha portati un oscuro nemico, né tanto meno nascono dal nulla perché, anche se, come più volte abbiamo scritto, è uso comune stabilire che la colpa sia sempre di qualcun altro, a lanciarlo, con posa olimpica e sdegno sovrano, siamo sempre noi, noi o chi per noi.

lunedì 26 gennaio 2026

Il bambino

 


“E ti prendono in giro se continui a cercarla

Ma non darti per vinto, perché
Chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle
Forse è ancora più pazzo di te”

I bambini dovrebbero fare i bambini e nulla più! I bambini non dovrebbero trasformarsi in fenomeni da baraccone per divertire noi adulti, esposti ad imitare i grandi o a fare cose che neanche questi sanno fare. I Bambini sono quelli che ridono e piangono per una semplice emozione, non sono quelli da Guinness dei primati o dei talent show, quelli, la loro infanzia, forse l’hanno già persa, venduta alla morbosa ed effimera curiosità di un pubblico pagante, se non peggio ancora ad un morboso e patologico piacere. Non devono essere esposti agli umori degli adulti, non devono essere usati come ammiccanti oggetti di pubblico ludibrio, devono essere lasciati liberi di cercare e trovare se stessi, noi dobbiamo essere solo le loro guide e non i loro ammaestratori.

I bambini devono crescere, sognare, devono poter sbagliare, ma non devono correre dietro l’immagine precoce di una società che vuole solo nuovi acquirenti. La fanciullezza è un bene prezioso, è la base della nostra crescita ed è fatta di scoperte, di giochi inventati, di fantasia e non di copioni o immagini preconfezionate e vendute da altri; i sogni sono il nostro bene più prezioso, soprattutto quelli ad occhi aperti, perché ci aiutano ad apprezzare quello che abbiamo intorno a noi ed aprono la strada a ciò che abbiamo dentro di noi. Facciamo sì che la loro mente spazi attraverso il mondo e non in quello limitato e delineato dall’algoritmo di uno smartphone, diamogli il vento, diamogli la pioggia con le sue pozzanghere e terra da calpestare e con cui sporcarsi, alberi su cui arrampicarsi, palloni dietro cui correre e panorami davanti i quali rimanere estasiati a bocca aperta, diamogli la vita e non una baby-sitter digitale.

Non reprimiamo quindi il bambino che c’abbiamo dentro, lasciamolo che ci accompagni lungo la strada della vita e che ci aiuti ad emozionarci e intravvedere, attraverso il nostro pragmatismo di adulti smaliziati, il vero senso della nostra esistenza.

lunedì 5 gennaio 2026

Porco Natale!

 

Il Natale apre una bolla spazio temporale dove tutti, chi più e chi meno, entrano in uno stato di rincoglionimento totale.

C’è chi, con l’alibi della festività, regredisce all’infanzia, plagiato dall’aura disneyana della festa e che, gioco forza, ti riporta al mondo edulcorato dell’infanzia. C’è poi chi, complice la visione hollywoodiana che ormai hanno acquisito queste celebrazioni, si immedesima nelle storie gettandosi in un vortice di eccessi, che vanno dalle feste in discoteca ai bagordi culinari, fino all’estremo dei fuochi d’artificio e dei botti di fine anno che, dal punto di vista economico, ma anche e soprattutto per quel che riguarda la salute pubblica, toccano l’acme dell’assurdità.

Già in precedenza abbiamo discorso sul dove stia andando a finire il nostro Natale, una assai presunta celebrazione cristiana e ormai assai più presunta festività cattolica, ma la nascita di Gesù Bambino è diventata, a livello globale, un qualcosa che ha realmente poco a che vedere con la liturgia e ancor meno con la morale cattolica. Le festività sono diventate il momento dell’eccesso, un contesto dove tutto è permesso e dove quasi tutto è tollerato, tanto da divenire il suo opposto e da cagionare momenti di forte conflitto sociale ma, visto il riunirsi dei parenti, spesso anche di tipo familiare, scatenando momenti di forte dissidio tenuti a bada e assopiti durante tutto l’anno.

La vendetta di Gesù Bambino

Da docente attendo le vacanze natalizie per riposare un po’ od occuparmi di cose che normalmente tralascio ma spesso, quei quindici giorni, me li faccio a letto con l’influenza, quella che mi becco al tradizionale colloquio con i genitori, prima della pausa natalizia. Nonostante il vaccino che faccio sempre, anche se in forma lieve, me la becco quasi tutti gli anni e chissà che non sia il fio da pagare per essere tanto miscredente. Ad ogni modo, credo che tanti giorni di festa siano anche troppi per noi docenti, così come per i ragazzi che tornano storditi più che mai e disabituati alla routine scolastica; preferirei infatti una più omogenea redistribuzione di questi giorni, per evitar di concentrare tutto il lavoro e tutte le feste in unici periodi con ovvie ricadute nel profitto e con un sovraccarico di lavoro per chi deve valutare. Del resto ciò accade anche in altri ambiti lavorativi che sospendono la loro attività o vanno a scarto ridotto, durante queste festività creando disagi molto simili a quelli del Ferragosto.

I mercanti nel tempio

Che il Natale, e tutte le feste ad esso annesse, siano la celebrazione del consumismo, è cosa ormai nota e conclamata ma, il fatto stesso che sia così scontato, fa ancora più paura e lo fa nella misura in cui, ormai, tutte le celebrazioni, sacre o meno che siano, confluiscono in un qualcosa di economico e che, il solo fatto che queste seguitino ad esistere e a resistere al passare dei tempi, delle mode e della morale, non sia altro che la conseguenza della ragione economica che accompagna questi eventi. E chissà che le stesse esagerazioni a strafare e a spendere di più, non sia invocata proprio da chi spera di lucrare su questi momenti di follia che capitano durante l’anno solare e che hanno il loro culmine proprio nelle festività natalizie.

Natale tutto l’anno

Ecco perché, molti stentano ad abbandonare un Natale che vorrebbero durasse tutto l’anno. Gli esercenti, i commercianti, vorrebbero che le persone spendessero così come si fa per i doni sotto l’albero ma soprattutto, i comuni mortali, quelli che rimangono, nonostante gli eccessi natalizi, con l’amaro in bocca di un qualcosa che sa di irrealizzato. Per i nostri antenati il Natale era un rito di passaggio importante, quello che transitava dalle tenebre alla luce, il solstizio, un momento per esorcizzare le paure ancestrali e le incognite di una vita grama, un momento per fermarsi e ragionare sulla nostra essenza di uomini. Oggi invece lo viviamo invece come una frenesia degli acquisti e delle spese per rendere una festa perfetta e che, visti i presupposti mai lo sarà. Allora tu rincorri un valore che non è il tuo ma di qualcun altro, è un valore indotto e che non soddisferà il tuo desiderio di intimità familiare e di quell’amore fraterno che si vorrebbe celebrare, e neanche un qualcosa da cercare in te stesso e nella tua spiritualità; e non saranno di certo le luminarie fuori al balcone fino a Pasqua a renderti ciò che ti hanno tolto.