Quante volte vi sarà capitato di constatare l’immondizia lungo le nostre strade; immagino tante, tante da averci fatto ormai l’abitudine o rassegnarsi a un dato di fatto che solo gli ipocriti negano, ovvero la subcultura e l’inciviltà che regna alle nostre latitudini.
Certo è che l’incivile è colui che lancia il sacchetto di
immondizia per strada e lo fa per le ragioni più disparate, e che non trovano
nessun fondamento legale e nessuna giustificazione morale, ma lo è, a mio
modestissimo parere, anche chi dovrebbe agire contro questo malcostume e non lo
fa o non provvede in tempi rapidi, o non si impegna per niente nel reprimere
questo schifo.
È chiaro che spesso si tratta, non solo del sacchetto
selvaggio, ma anche di veri e propri scarichi industriali, spesso pericolosi,
che rimpinguano il sopra e sotto delle nostre strade, da quelle vicinali a
quelle statali, senza distinzione e senza rispetto alcuno. Le corsie, le
piazzole, i cavalcavia, sono ad uso e consumo di chiunque voglia scaricare,
sversare e bruciare rifiuti. Le misure adottate sono spesso degli inutili
palliativi, dove si spendono ingenti somme senza risolvere il problema.
Un esempio eclatante è la circonvallazione esterna a Cercola, in provincia di Napoli, che si
collega con la SP1, strada piena di
rifiuti dove, nel suo tratto provinciale, si è prima installato un sistema di
videosorveglianza ma poi, quando si è capito che questo, funzionante o meno che
fosse, non costituiva deterrenza alcuna per l’ingombro dei rifiuti nelle sue
piazzole, queste sono state chiuse con dei newjersey di cemento. Morale della
favola? I sacchetti li hanno comunque buttati all’interno dei grossi blocchi di
cemento e gli automobilisti hanno perso definitivamente l’uso di quelle utili e
necessarie piazzole. Sovviene a questo punto anche il sospetto di un atto
illegale da parte degli stessi enti competenti.
Senza dilungarci ancora una volta sulla teoria dei vetri rotti, quella che imporrebbe, se non altro per
opportunità di cassa, alle autorità competenti, di intervenire più spesso nel
ripulire lo scempio con maggiore solerzia e non con costosi interventi una
tantum, segnaliamo un altro caso emblematico, ovvero quello della SS 268, la Statale del Vesuvio. La strada è un luogo di scarico continuo di
rifiuti d’ogni genere, i fornici dei cavalcavia sono spesso ostruiti dai
rifiuti, ai quali poi viene dato fuoco, minandone la struttura col calore
intenso delle fiamme. Ma a chi compete la pulizia di questi contesti?
Il dato di fatto è che la competenza della pulizia delle
strade, delle piazzole di sosta e delle corsie di accelerazione e decelerazione
sulle strade statali spetta all'ente proprietario della strada che, per le
strade statali è generalmente l’ANAS
(Azienda Nazionale Autonoma delle
Strade), in base all'articolo 14 del
Codice della Strada, che obbliga i proprietari a garantire gestione e pulizia
delle strade e delle loro pertinenze per la sicurezza stradale.
Chi è invece responsabile della pulizia delle strade
provinciali? La responsabilità della pulizia, manutenzione e gestione delle
strade provinciali spetta solitamente alla Provincia
(o alla Città Metropolitana) in
quanto ente proprietario della strada, sempre secondo il Codice della Strada.
Tuttavia, se la strada attraversa un centro abitato con più di 10.000 abitanti,
la competenza può passare al Comune.
Ad ogni modo, le Città Metropolitane, le Province e i
Comuni, stanno quasi sempre a guardare e, spesso e volentieri, non agiscono a
causa della mancanza di fondi, soprattutto per smaltire i rifiuti speciali e
pericolosi ma, anche quando si tratta del semplice e variopinto sacchetto, che
non è solo brutto a vedersi ma anche pericoloso per l’ingombro della
carreggiata, incomincia il rimpallo delle responsabilità tra i vari enti e il
sacchetto rimane là e diviene parte del paesaggio, fin quando le intemperie o
gli animali ne faranno scempio, o quando, qualche malaugurato automobilista vi
finirà sopra.
Ma i sacchetti non vengono da Marte, non ce l’ha portati un
oscuro nemico, né tanto meno nascono dal nulla perché, anche se, come più volte
abbiamo scritto, è uso comune stabilire che la colpa sia sempre di qualcun
altro, a lanciarlo, con posa olimpica e sdegno sovrano, siamo sempre noi, noi o
chi per noi.

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