Non so se v’è già capitato di notarlo, ma la cosa sta
diventando sempre più comune. Il fenomeno, degno del migliore dei romanzi
distopici, è quello della gente che cammina per strada assorbita completamente
dal proprio smartphone, automi completamente
distaccati dalla realtà. Ora, già in passato, con le cuffie, c’era, e c’è
ancora, chi si aliena dal mondo ma, fin quando nel mondo ci vivi o sei
costretto a farlo, soprattutto se non vuoi andare sotto una macchina, devi pur
sempre darti una regolata. Questo se non vuoi essere vittima di qualsiasi altro
evento che ti piombi addosso senza avvertirlo perché immerso nei casi tuoi. E
poi, vuoi mettere che a volte è anche bello sentire il mondo che c’hai attorno?
Mi direte: ma con tutti i pazzi che usano il cellulare in
auto e senza il vivavoce, mo il
problema è di chi lo usa per strada? Ebbene sì, perché, al netto
dell’attenzione di chi sta in auto, sarebbe giusto che anche chi va a piedi ne
prestasse, quanto meno per salvaguardare, a torto o a ragione, la propria
incolumità. Ma la cosa che più mi preoccupa è che l’imprudente utente
telefonico non s’accorge neanche di ciò che fa ed entra in una trance dalla quale, solo il clacson o le
invettive del conducente, lo tirano fuori, forse!
La cosa più ironica è però quella che è capitata a me,
mentre ero in auto, nel bel mezzo della strada, mi ci trovo una donna che,
assorta nel suo dispositivo, si fermava letteralmente al centro della
carreggiata; a quel punto, tra lo sbalordito e l’intimorito, proprio come si fa
con i sonnambuli, attendo che lei se ne accorga, ma niente! Continua navigare
nella rete ma, a un certo punto qualcosa la distrae e si volta verso di me,
sgrana gli occhi e, gesticolando, mi da ad intendere, meglio del suo labiale,
che io ero di troppo. Tenete presente che non avevo né bussato né emesso parola
alcuna nei suoi confronti, in pratica, la colpa era la mia.
Idem con patate, qualche giorno dopo, un tipo parcheggia in
doppia fila ed esce dalla sua smart già col telefonino in mano e si piazza
anch’egli in mezzo alla strada, io sopraggiungo, lo vedo, prevedo e rallento;
lui, ipnotizzato, continua indisturbato attraversando la strada come il
corridoio di casa sua mentre va in bagno la mattina. Dopo aver dribblato questo
personaggio me ne trovo un altro che, dandomi le spalle, attraversa la strada
in simbiosi col suo dispositivo, io rallento, lui si volta, più per caso che
per sentore del mio arrivo, e si spaventa. Anche stavolta non avevo scaricato
la mia ira funesta sul clacson e non avevo detto nulla, lui invece sbraita e mi
manda a quel paese, del resto che stava facendo di strano? Perché lo guardavo
strabiliato?. Avrò evidentemente la faccia da fesso ma a volte ho l’impressione
che costoro, al sopraggiungere dell’auto, si rendano conto della stupidaggine
che stavano commettendo ma, per troppa vergogna, preferiscono prendersela con
qualcun altro più che con se stessi, e chi meglio di me, tranquillo e
silenzioso automobilista?
Una cosa è certa, il prossimo morto vivente che becco, con
buona pace del circondario, lo resuscito io, strombazzandogli dietro il mio quequero segnalatore acustico e, se non
bastasse, lo manderò pure a raccogliere margherite, ne guadagneremo entrambi in
salute.

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