Spesso mi sono chiesto, davanti ad un camion che fa manovra, a dei lavori in corso o ad una persona in difficoltà, che senso avesse bussare con tanta veemenza il clacson ed esprimere tanta rabbia per uno sgombero immediato della carreggiata, invece di pazientare ed attendere che i malcapitati svolgessero con tranquillità le loro incombenze. In verità mi chiedo ancora perché lo si faccia, se per frustrazione o per aggressività o per semplice ed autoctona cazzimma.
Se c’è un impedimento al normale fluire del traffico, questo
non accede perché il mondo ce l’ha con te, ma perché certe cose accadono, e
sono molto più frequenti se vivi in un area densamente popolata come può
esserlo il Napoletano quindi, se hai deciso di vivere all’ombra del Vesuvio, fattene
una ragione e non strombazzare all’impazzata per sfogare il tuo stato di
frustrato e rompere gli attributi a chi già ce l’ha sfracassati per conto suo,
anche perché, il tuo tempo non è più prezioso di quello degli altri, fattene
una ragione.
La cosa che però più mi dà da pensare è quando le persone,
in auto, ma anche a piedi, negli ascensori, negli autobus, in tutti gli altri
mezzi pubblici, con o senza telefonino, agiscano meccanicamente come degli automi,
o come le mandrie di gnu, quelle che si vedono nei documentari della BBC, che
corrono all’impazzata, più per istinto che per ragione; il mondo attorno a loro
non sembra esistere, tutti seguono il branco, tutti in gruppo in una sola
direzione: l’uscita; il luogo di lavoro; la casa o le fauci dei un coccodrillo.
Tutti compatti come nel film Metropolis di Fritz Lang, come
nelle megalopoli giapponesi o statunitensi, e chi se ne frega se c’è chi viene
nel senso opposto, chi se ne frega della precedenza, chi se frega del diritto
altrui e di tutto il resto, è il numero che conta è quello che comanda, è la
massa. L’istinto della massa, quello che ti spinge ad andare avanti perché, nel
mucchio selvaggio, non esiste più il libero arbitrio ma su di esso si
sovrappone una coscienza di massa che agisce all’unisono, nel pensiero come
nell’azione, come in uno stormo di storni, per far fronte al gheppio o allo
sparviero ma, se il nemico non c’è, contro chi si difende lo stuolo umano, da
se stesso o da cosa?

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