lunedì 7 marzo 2011

Carnasciali campani

































































Le foto sono di Ciro Teodonno, si prega di citarne nell'eventualità l'autore. Si ringraziano tutte quelle persone che cortesemente si sono lasciate fotografare e ci si scusa con quelle che eventualmente non apprezzassero questa cosa, ma è risaputo che non è stato fatto con malizia.

domenica 27 febbraio 2011

Ghiaccio vesuviano















Non sapevo se pubblicare quest'ultima foto, mi sembrava di entrare in un campo non mio, di profanare l'altrui intimità. Se l'ho fotografata, non è comunque stato per morbosità ma l'ho fatto con quel rispetto che si da anche alle immagine sacre, propio per immortalare la sacralità di un momento, come quello in cui, camminando lungo la cresta dei Cognoli, incotro con la storia, a me sconosciuta, di persone che come me amavano e amano questi luoghi. E' probabile che pubblicando quest'immagine non faccia altro che fare la stessa cosa che, i fratelli di Cosimo, erano intenzionati a fare, fermare lì la sua immagine, prolungarne il ricordo, prolungarne la vita. Scopo non dissimile da queste mie parole, da questo mio blog. Grazie

venerdì 25 febbraio 2011

lunedì 21 febbraio 2011

Riflessioni sui tempi che corrono



Fin dove ci si può arrampicare sugli specchi pur di non ammettere l’errore di una scelta? Fin quando ci si vorrà far del male prima di ammettere l’eccesso di ipocrisia o, nel migliore dei casi, un eccesso di fiducia nei confronti di chi da anni ha mostrato di non meritarne?
Queste mie parole potrebbero essere chiaramente fraintese e viste in un ottica partigiana, il che è plausibile, anch’io ho un’opinione politica e potrei essere influenzato dall’ideologia che la supporta, ma non posso far a meno di chiedermi ancora quale possa essere il limite della decenza e, soprattutto, fin dove possa andare l’interesse personale di chi sostiene ancora il nostro presidente del consiglio e la sua scellerata corsa verso l’autoesaltazione.
Gli eroi cadono tutti prima o poi e, come diceva una canzone dei miei tempi, quando cadono lo fanno anche in fretta, portando con sé tutto l’apparato che ne ha permesso la nascita e la sussistenza. Sarà forse anche per questo che le varie componenti politiche dell’attuale maggioranza (e non solo!) maturano scelte di campo dall’effimera durata e dalla fatua impostazione morale. Il timore infatti di esser tirati giù nell’affondamento della barca ma anche quello di restar fuori dall’agone politico e da tutto quel che ne scaturisce segna la loro strada e la loro caratura, in precedenza rapportata solo al capolista della lista elettorale. Nel frattempo, l’osceno va in onda, tanto da non renderlo più tale, tanto da trovarlo perfino giustificabile. L’apparato è poi tanto e tale da non permettere confronto e dubbio alcuno, tranne se non bollato di faziosità e comunismo a oltranza, è la morte del dubbio.
Orbene, mi vien d’uopo un’osservazione, se un padre di famiglia, un imprenditore, un docente, un qualsiasi membro della società civile si adoperasse in atteggiamenti tali da suscitare lo scandalo e il pubblico ludibrio, costoro sarebbero tacciati delle più invereconde critiche, sberleffi e rimostranze, senza talvolta ottenere neanche il diritto di replica. Continuo quindi a chiedermi le ragioni di tanta ostinazione nel sostenere un uomo che dalla sua “scesa in campo” ha dato scandalo e infangato il buon nome dell’Italia all’estero. Sembra, a furor di TG, che il primo ministro sia inciampato in questi inconvenienti giudiziari così per caso ma in realtà, il Nostro, è in attesa di giudizio e ne è passibile di altri quattro che lo attendono al varco. In passato è stato addirittura condannato e solo la prescrizione gli ha evitato l’applicazione di una sentenza definitiva in ben tre processi. L’amnistia gli ha poi bloccato un processo in fase istruttoria e uno per falso in bilancio, leggi ad personam e simili sofismi gli hanno precluso il processo per altri quattro procedimenti. Ma tutto ciò non basta, tutta gloria per il cavaliere e chi lo sostiene! È l’invidia che sobilla le nostre scettiche menti, è il comunismo internazionale a minare la coscienza del giudice e infangare l’immagine del made in Italy all’estero, attraverso una stampa corrotta e prezzolata. Ma io non mi rassegno e cerco appiglio al passato, vorrei infatti ricordare la vicenda del Presidente della Repubblica Giovanni Leone che rassegnò le dimissioni dalla massima carica dello stato per una questione giudiziaria che lo lambiva appena quella dello scandalo Lockheed. Ricordo pure l’esempio, relativamente più recente e riguardante l’allora ministro dei lavori pubblici, Antonio Di Pietro che, accusato di corruzione si dimise anch’egli e si fece prosciogliere in tutti è dieci i processi ai quali fu sottoposto, altri uomini, altri tempi, altro stile, soprattutto nei confronti di un qualcuno che in beffa delle altrui balbuzie, all’ammissione della propria innocenza e quella della propria serenità, si è sempre sottratto e in tutti i modi possibili e immaginabili al giudizio dei magistrati. Se fosse realmente sereno e soprattutto innocente auspicherebbe un rapido ed equo giudizio, non il suo continuo rimando alle calende greche, cosa che a mio modesto parere è già di per sé una prova di colpevolezza. Del resto con l’apparato mediatico che si ritrova è molto più facile accusare i giudici di parzialità, tranne quando le sentenze sono a suo favore ovvio!
È chiaro che, per uno come me, basterebbe il primo argomento per riconsiderare la guida del paese da una simile precaria e sconveniente figura e questo ammessa e non concessa l’inconsistenza e la paventata parzialità di queste, come tutte le accuse mossegli. A tutto ciò aggiungerei anche la bistrattata questione morale, cosa ormai che sembra esser passata di moda nel bel paese, anche perché la moralità di questo nostro cattolicissimo luogo sembra essere scomparsa in favore di un garantismo a senso unico e rigurgitata in favore di un machismo che sopravvive dai più retrivi anni della nostra storia patria. Ma se si son fatte campagne elettorali sulla morale, e sulla morale tutta cristiana, fatta di chiesa, casa e famiglia e che a tutt’oggi la si usa a vessillo e se ne fa ancora sfoggio davanti agli ammiccamenti di un tutt’altro che disinteressato Vaticano, perché ora si taccia di moralisti quelli che come l’opposizione, non fanno altro che sfruttare al meglio e di rimbalzo il passo falso fatto dal Premier?
Continuando poi sul filo del privato, l’aspetto del caso Ruby è tutt’altro che estetico o moralistico ma affonda infatti la sua realtà nei reati assai più reali, gravi e rilevanti della concussione e dello sfruttamento della prostituzione minorile. Ma tutto questo sarà senz’altro frutto di una macchinazione del centro-sinistra e delle accanite “toghe rosse”.
Stessa origine avrà avuto quella delle critiche verso l’atteggiamento italiano per i fatti del Nordafrica; anche qui si giustificano gli atteggiamenti dei rais africani così come di quelli nostrani, con una real politik, anche in questi casi, a corrente alternata; si giustificando così gli show di Gheddafi nella nostra capitale con le ricche commesse estere nel “bel suol d’amore”. Dove poi si sottolineano, giustamente, le infrazioni dei diritti umani e civili in Iran, si sorvola purtroppo su quelli lesi in Tunisia, Algeria, Egitto e Libia. Tutte isole felici fino a qualche mese fa, anzi, nel caso tunisino ed egiziano se ne enfatizzavano talvolta i connotati democratici, un po’ come accadeva per la Romania di Ceausescu durante la guerra fredda, falsa immagine di isola felice, utile solo ai commerci di poche e ben consolidate oligarchie. L’attuale panorama poi, con buona pace della nostra diplomazia, è gestito da un ministro degli esteri che non trova di meglio che pensare alle presunte implicazioni del presidente della camera in quel di una Santa Lucia più lontana e avulsa che mai. Eppure gli interessi economici esistevano già sull’altra sponda del mare nostrum, anche mentre il capo della diplomazia spulciava tra le carte dell’isola caraibica, eppure c’era da immaginarseli quegli sbarchi a Lampedusa ma poté più la ragione privata sulla ragion di stato. Ecco che ora, il TG 1, non fa altro che ricordarci le famose commesse delle ditte italiane che andrebbero a farsi friggere per la causa della democrazia libica, dimenticando però gli indennizzi per la guerra coloniale che abbiam pagato noi, quelli che, né direttamente, né indirettamente, riscuoteranno i dividendi delle società appaltatrici di cotante imprescindibili commesse. Perché non se n’è interessati a tempo debito? E perché non ci si preoccupa anche dei migliaia di lavoratori delle fabbriche che chiudono e chiuderanno in questo paese e che andranno a spasso come quelli della scuola e della pubblica amministrazione per i tagli attuati da questo governo? E se tutto ciò non bastasse quanto valore si vuol dare alla vita e alla libertà di quelle genti africane?
La faziosità del nostro paese è proverbiale e io potrei esserne uno dei suoi fautori ma sono anche persona che si pone domande e vorrei risposte, ma risposte concrete e non certo faziose come potrebbero sembrare i miei quesiti.

lunedì 14 febbraio 2011

Genio Materno



«Esiste nelle estreme e più lucenti terre del Sud un ministero nascosto per la difesa della natura dalla ragione, un genio materno d'illimitata potenza, alla cui cura gelosa e perpetua è affidato il sonno in cui dormono quelle popolazioni. Se solo un attimo quella difesa si allentasse, se le voci dolci e fredde della ragione umana potessero penetrare quella natura, essa ne rimarrebbe fulminata».

Anna Maria Ortese da: Il mare non bagna Napoli

San Potito



















domenica 6 febbraio 2011

Monte Orso

IL MIO MATESE
La mia esperienza matesina ha radici nella mia infanzia, quando si cercava ancora nella neve quel fascino esotico che s’intravvedeva solo in televisione. Molte famiglie napoletane, così come la mia, vedevano in quei luoghi, ancora integri e a portata di mano, un che di incontaminato ma non solo dal punto di vista naturalistico ma anche e soprattutto dal versante umano. Si ricevevano infatti doni che altrimenti e altrove si sarebbero interpretati diversamente, con diffidenza, con malizia.



Questo è stato invece il dono più bello che il Matese, il mio Matese, quello del versante Campano, m’ha dato, il valore dell’uomo, il rispetto, l’ascolto e se non l’amicizia, quell’innata simpatia che spinge queste genti montane ad aprirsi al prossimo, senza remora alcuna. Un sorriso e un saluto, come quello del caro Silverio, pastore delle Secine, che ti rimanda al prossimo incontro, dove magari chissà ci capiremo meglio e saremo più vicini.



Nel 1983, dopo anni di tocca e fuga, la mia famiglia decide di investire nel massiccio i suoi risparmi, per trovare un luogo alternativo alla caotica e frustrante vita cittadina. Acquistammo, come molti, un grezzo che ristrutturammo e che tutt’ora abitiamo quand’è possibile, cerchiamo di assorbire quelle sensazioni autentiche che solo questi luoghi possono darci e che sanno riscattarci da una dura settimana lavorativa.



Non sempre chi è venuto qui ha però meritato l’amicizia di chi ci vive e non sempre si è istaurata una gioviale convivenza, perché spesso si è giunti qui con la spocchia di chi la sa lunga e che credeva di trovare in questi luoghi degli incolti, pronti ad esser sfruttati o esser presi per i fondelli. Me lo ricordano le amare parole di Stolu, artista dalla faccia vissuta, dall’impenetrabile corteccia. Un uomo che nonostante le sue vicissitudini, a prescindere dalle delusioni che il prossimo gli ha lanciato, persevera a credere in chi gli sta davanti. Un po’ dappertutto, trovo le sue sculture, sul Matese come a Napoli, prese per pochi soldi o a “poi ti pagherò”, ma lui non riesce a esser differente da quello che in animo suo è, una persona tutto sommato buona che vuole comunicare e lo fa con la sua arte, spontanea e diretta come il Matese.



Il mio ricordo più bello ce l’ho di Aldo, che adesso non c’è più. Andato via veramente troppo presto e che nonostante tutto ha voluto lasciare un qualcosa che segnasse il suo passaggio in queste terre aspre, e che, come lui custodivano tesori inestimabili. A Letino c’è una piazza adibita a belvedere e a punto d’incontro, qui una lapide accoglie i visitatori e ricorda tutti coloro che con Aldo, fortissimamente la vollero.



Spesso prima di arrivare a casa mi fermo al bar per salutare Concetta, la mamma di Aldo, giunonica signora d’altri tempi che mi accoglie sempre col sorriso sulle labbra, un sorriso a volte amaro ma prezioso bene da centellinare a chi le ricorda il figlio. Al bar “Che Guevara”, dove prima m’incontravo con piacere con Aldo si discuteva di calcio e su una delle più acerrime rivalità degli anni passati, quella tra Napoli e del Milan di cui lui era gran tifoso, e si scommettevano gagliardetti e si scherzava, perché comunque, per noi, il calcio era solo un gioco. Una volta gli chiesi come mai cotanto nome al suo bar, lui mi rispose che un giorno passò di lì un anziano napoletano che gli raccontò la sua avventura sulla Sierra Maestra al seguito di Ernesto Guevara de la Serna. Ne trasse un’ispirazione che non dispiacque e nello spirito rivoluzionario non alieno tra quei monti, così lo battezzò. Ciao Aldo!



Un altro caro ricordo va a Carlo e Giulia coloro che mi introdussero in un’esperienza più consapevole della montagna, grazie a loro ho potuto interpretare la storia millenaria di quei luoghi e capire che il tutto, quell’insieme perfetto di ambiente umano e naturale, non poteva essere scisso e che assieme alla sua carica persistente, a tutt’oggi ne esaltava l’essenza. Giulia mi avvicinò a una natura che fino ad allora potevo solo ammirare ma senza riconoscere, Carlo ha fatto e seguita a fare di me un escursionista attento e consapevole. Poi vengono tutti gli altri compagni d’avventura, di sigari e bevute, compagni dell’avvenire.



Oggi, alquanto maturo, padre e marito da sopportare, insegnante soddisfatto e giornalista tanto in erba da essere imboscato, continuo a frequentare questi monti che sento sempre più miei, cerco di farlo in maniera responsabile, cercando di infondere in mio figlio la stessa passione che lì mi guida con costanza. Non è facile, le distrazioni di questo mondo sono tante e le sirene pure, ma io ci provo. Del resto non si sa mai, l’importante è seminare perché sul Matese si sa, i fiori quando crescono sono meravigliosi.






Le foto e i testi sono di Ciro Teodonno, nell'eventuale uso, si prega di menzionare l'autore.