Il velo si toglie, il ritocchino no!
Oggi ho visto una bambina che attraversava la strada,
tornava da scuola. Questa bambina attendeva presso le strisce pedonali per
attraversare.
Mi fermo, come è d’obbligo fare, e le permetto di passare
con tranquillità dall’altra parte della strada. Nel mentre lo fa non posso non
notare che quella bambina porta un velo, una sorta di foulard nero che le copre i capelli e lascia trasparire il suo
credo religioso e molto probabilmente le sue origini nordafricane.
La guardavo nella sua grazia infantile e mi domandavo il
perché un velo potesse suscitare tanto scalpore tra gli italiani, così come in
genere accade tra gli occidentali.
Sono più di vent’anni che insegno, sono più di vent’anni che
ho incontrato sulla mia strada, tra scuola media e scuola superiore, centinaia
di ragazzi, e tra questi tanti erano di confessione e nazionalità diversa, non
ci sono mai stati problemi tra di loro e, se ce n’erano, erano le classiche
scaramucce tra giovani, senza che entrasse mai di mezzo la religione o lo stato
di provenienza. Tra gli adulti no, anche tra qualche collega ho riscontrato un
più o meno velato razzismo, di quello che culmina sempre con “devono attenersi
alle nostre regole”; “Devono comportarsi come gli italiani”, senza verificare
se quei ragazzi fossero o meno italiani o se, il loro grado di italianità fosse
maggiore o minore di quello di un calciatore oriundo o di una qualsiasi
famiglia del bosco.
Oggi se si va in una scuola primaria si potranno vedere
bambine che vanno a scuola truccate, senza che questo scimmiottare gli adulti
susciti scandalo alcuno, così, come alle superiori, non è ormai raro vedere le ragazze
col classico ritocchino, vedi un filler
alle labbra qua e un “canotto” là, per poi arrivare a veri e propri interventi chirurgici
tali da cambiarne letteralmente i connotati. Ma, agli occhi degli italiani, o
di una buona parte di essi, il problema è il velo islamico e non la chirurgia
plastica tra adolescenti e giovani donne.
Ora mi si potrà dire che il velo, in tutte le sue
declinazioni, sia una sorta di costrizione, un’imposizione della ristretta
cerchia sociale dei musulmani d’Italia, ma cos’è allora il ritocchino più o
meno grande sul corpo dei giovani? È libertà personale? È
una scelta di fare ciò che si vuole del proprio corpo o anch’essa
un’imposizione sociale?
Si tenga presente che la chirurgia plastica può essere
cancellata solo con altra chirurgia, così come gli estesi tatuaggi che
ricoprono i corpi di centinaia di migliaia di italiani di ogni età e ambito
sociale, mentre il velo no, il velo non necessita di chirurgia per essere tolto
ma di libertà di scelta. Una giovane musulmana, vivendo nel nostro contesto
culturale, soprattutto se questo non è coercitivo come sta incominciando ad
accadere in alcuni contesti, non è detto che non possa cambiare attitudine,
ammesso che questa possa e debba essere considerata per forza negativa. In un
contesto laico, quella ragazza, avrebbe libera scelta e questo a prescindere
dal suo nucleo familiare e dalla sua cultura di appartenenza, perché è nella
scuola pubblica italiana che si formerà, un contesto che, con tutti i suoi
difetti è ancora libero ed eterogeno e garantito dai principi costituzionali.
Temo molto di più per una quindicenne che si fa il
ritocchino, magari incoraggiata o accompagnata dalla madre, questa ragazza, saprà
accettare il passare degli anni? Saprà accettarsi? Temo che il vero problema
della donna italiana, oltre a quello di essere vista ancora come un oggetto
sessuale, come una proprietà privata, questa non possa invecchiare, non possa
avere il diritto di invecchiare con dignità ed essere considerata persona in
quanto tale.

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