L'economia sommersa oltre a creare contesti poco sicuri per gli stessi lavoratori, causando innumerevoli incidenti, spesso mai conteggiati nelle indagini nazionali, proprio per l’opacità del contesto in cui accadono, implica un mancato gettito all’erario, creando tra l’altro una grande disparità sociale e violando le più elementari regole sulla concorrenza ma, non ultimo fattore, danneggia gravemente l'ambiente poiché elude le normative e i controlli specifici.
L'impiego di tecnologie obsolete,
lo smaltimento illegale di rifiuti, l'edilizia abusiva e il traffico illecito
di materiali inquinanti causano un'elevata dispersione di sostanze tossiche
nell’ambiente e con tutte le conseguenze del caso. Per arginare il fenomeno
sono necessari incentivi alla legalità, controlli più severi ed una seria educazione
alla sostenibilità, ma soprattutto una visione meno miope su un contesto che ci
vede tutti coinvolti, come diretti interessati o come semplici utenti o
acquirenti.
Effetti sull'Ambiente: l'illegalità di questa economia sommersa con
attività industriali e artigianali parzialmente o completamente sconosciute
all’anagrafe tributaria, genera conseguenze negative che incidono fortemente
sugli ecosistemi, ma anche direttamente sull’uomo, e queste evidenziabili in
diverse pratiche:
smaltimento illegale dei rifiuti: lo smaltimento abusivo di rifiuti
speciali e tossici (spesso gestito dalle ecomafie ma pratica assai comune anche
tra le piccole ditte o i loro intermediari) contamina i suoli e le falde
acquifere, con conseguente dispersione di microplastiche e sostanze chimiche
nocive, ma cagiona anche l’inquinamento dell’aria con il loro abbruciamento.
Spesso, per questo grave
problema, si è giustamente puntato il dito sulle suddette ecomafie, quelle che
per decenni hanno riempito vaste zone, a nord e a sud dello stivale, di rifiuti
speciali e pericolosi ma, esaurito un terreno se ne trova un altro, là dove i
riflettori non sono ancora puntati, mentre ad oggi, quelle stesse aree, spesso
identificate come Terra dei fuochi, sono ancora oggetto continuo degli
sversamenti illeciti di una miriade di aziende ed altre attività fantasma che
smaltiscono in tal modo il residuo delle loro attività.
Tecnologie obsolete e non a norma: le attività sommerse utilizzano
spesso macchinari vecchi, ad alto impatto ecologico e con notevole dispendio
energetico, sprovvisti di filtri ed altre tecnologie capaci di abbattere le
emissioni tossiche, determinando contaminazioni di particolato (PM10 e PM2.5) e
gas serra nettamente superiori ai limiti consentiti per legge e altre
situazioni nocive per l’ambiente.
Edilizia abusiva: l'abusivismo edilizio deturpa il territorio,
devasta gli habitat naturali, aumenta il rischio idrogeologico e
impermeabilizza il suolo. A ciò va aggiunto, come residuo di queste attività,
il notevole afflusso di rifiuti speciali, come guaine d’asfalto ed eternit,
soprattutto nei contesti più prossimi, sovente, campagne e zone boschive
facilmente raggiungibili da una carrabile.
Agricoltura e allevamento non regolamentati: l'uso di pesticidi non
tracciati e lo sversamento incontrollato di reflui zootecnici provocano
l'eutrofizzazione dei corsi d'acqua e la perdita di biodiversità.
Possibili Soluzioni
Il contrasto al degrado
ambientale causato dal sommerso richiede un approccio integrato, volto a unire
le logiche della legalità con quelle della transizione ecologica.
Digitalizzazione e tracciabilità: l'adozione definitiva di sistemi
di pagamento digitali e di fatturazione elettronica riduce gli spazi per il
nero. A livello di filiera, l'impiego di registri digitali garantisce la
tracciabilità dei materiali e dei rifiuti, rendendo più difficoltoso lo
smaltimento illecito.
Semplificazione amministrativa e incentivi fiscali: tassazione
agevolata e procedure burocratiche semplificate incoraggiano le micro-imprese a
emergere e ad adottare pratiche di economia circolare, rendendo economicamente
vantaggioso operare nella legalità.
Rafforzamento dei controlli e sanzioni: L'uso di tecnologie
satellitari, droni ed altre tecnologie permetterebbero un monitoraggio più
capillare del territorio, consentendo di individuare discariche abusive,
cantieri illegali, emissioni e scarichi non autorizzati. Ma tutto ciò potrebbe
non bastare là dove il sommerso è statutario se non addirittura vitale per
l’economia di intere aree. Questo poiché, ciò che va realmente infranto è il
tacito accordo che in certe zone coesiste tra lo stato periferico e gli opifici
in nero. In effetti, il contrasto a questa pratica, persistente in ampie zone
del Paese, implicherebbe il sovvertimento di un intero contesto socio-economico
che si regge sull’evasione fiscale e con tutte le conseguenze sopraelencate.
Spesso i contesti di sversamento, di scarico dei rifiuti e dei roghi tossici,
non sono contesti sconosciuti ma zone franche di smaltimento di quel rifiuto
che, legalmente smaltito, inficerebbe sul costo finale del prodotto. Risulta
ovvio che il paradosso di questo circolo vizioso, è quello di un adeguamento
globale del mercato, calmierato collettivamente grazie a tale pratica elusiva e
inquinante.
Educazione e consapevolezza: Promuovere una cultura della
sostenibilità e della legalità non è, e non sarà, un compito esclusivo delle
scuole, dove del resto è un principio attuato già da tempo. Una maggiore
coscienza civica, indotta con coerenza dalle amministrazioni, può spingere i
consumatori a boicottare il mercato nero e a richiedere certificazioni di
garanzia sull'origine dei prodotti. Dimostrando che il risparmio personale
nell’usufruire di prodotti e servizi a nero, comporta in maniera indiretta
maggiori esborsi per loro stessi a causa di un mancato gettito per le spese e gli
investimenti per lo stato sociale e le infrastrutture necessarie per una vita
civile.

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