Cronaca emotiva ed emozionale del Sabato dei Fuochi
Quest’anno sono tornato a vedere l’alba sul Ciglio, sono
riuscito, dopo un anno di sofferenze, non solo fisiche, a salire sul punto più
alto del Monte Somma, Punta Nasone. Lì ho trovato ancora tanto, ho ritrovato
gli amici di sempre e quelli di un giorno solo, ho però ritrovato la fratellanza
del Ciglio là dove tutti sono una cosa sola e l’unica regola è quel principio
universale che è l’amore materno, che sia quello della vergine Maria, una mater
matuta pagana o Madre Terra, poco conta perché così come le mamme amano indistintamente
i propri figli così, atei, cristiani, cattolici, pagani e qualunquisti ci
sentiamo tutti fratelli sul Ciglio in virtù di questo principio.
Salire sull’antica caldera per celebrare questa ricorrenza
non è cosa facile, e non lo è stato neanche con un bagaglio e un tragitto
ridotto, ma l’entusiasmo fa miracoli, anche per chi non crede. Vedere il
sorgere del sole in montagna è sempre bello ma farlo di fronte al Vesuvio
creatore non è una semplice emozione ma è vita, è aria da respirare, è
nutrimento dell’anima e, se non credi neanche in questo, è benessere per la
psiche. Il Ciglio fa bene, e se pensate che sia il vino a far star meglio, dico
allora, viva il vino! Se questo porta pace e serenità, e pazienza se poi a
valle diventiamo tutti arrabbiati, sopra, c’è sempre una mamma e dei fratelli
che c’aspettano.
Sul Ciglio regna la pace, una pace, certo dionisiaca, ma che
unisce tutti. E magari questo spirito raggiungesse il mondo intero! Un mondo
cieco e sordo davanti all’unico vero anelito dell’uomo, la sua ricerca della
felicità. Ma il mondo borghese e provincialotto che sta a valle, quello che
storce il naso davanti ai riti primaverili e alle devozioni mariane per qualche
schiamazzo o qualche botto in più. Sono coloro che amano i facili giudizi, utili per coprire le
tristi realtà come quelle di una natura violata, non certo a causa di una
tradizione ancestrale, ma frutto di un’economia cinica e spietata e di chi si
limita a vedere il dito e non la luna. Un mondo appiattito nelle sue realtà
private, sì cieco e sordo ma non muto nello sputare sentenze verso chi
realmente vive il territorio e per questo lo ama e lo difende. Puntare il dito
sugli errori altrui è facile, dialogare molto meno, perché il dialogo
presuppone una posizione di parità, coerenza e autorevolezza, non autorità senza
conoscenza e dignità.

Nessun commento:
Posta un commento