Il Natale apre una bolla spazio temporale dove tutti, chi più e chi meno, entrano in uno stato di rincoglionimento totale.
C’è chi, con l’alibi della festività, regredisce
all’infanzia, plagiato dall’aura disneyana della festa e che, gioco forza, ti
riporta al mondo edulcorato dell’infanzia. C’è poi chi, complice la visione
hollywoodiana che ormai hanno acquisito queste celebrazioni, si immedesima
nelle storie gettandosi in un vortice di eccessi, che vanno dalle feste in
discoteca ai bagordi culinari, fino all’estremo dei fuochi d’artificio e dei
botti di fine anno che, dal punto di vista economico, ma anche e soprattutto
per quel che riguarda la salute pubblica, toccano l’acme dell’assurdità.
Già in precedenza abbiamo discorso sul dove stia andando a finire il nostro Natale,
una assai presunta celebrazione cristiana e ormai assai più presunta festività
cattolica, ma la nascita di Gesù Bambino è diventata, a livello globale, un
qualcosa che ha realmente poco a che vedere con la liturgia e ancor meno con la
morale cattolica. Le festività sono diventate il momento dell’eccesso, un
contesto dove tutto è permesso e dove quasi tutto è tollerato, tanto da
divenire il suo opposto e da cagionare momenti di forte conflitto sociale ma,
visto il riunirsi dei parenti, spesso anche di tipo familiare, scatenando
momenti di forte dissidio tenuti a bada e assopiti durante tutto l’anno.
La vendetta di Gesù
Bambino
Da docente attendo le vacanze natalizie per riposare un po’
od occuparmi di cose che normalmente tralascio ma spesso, quei quindici giorni,
me li faccio a letto con l’influenza, quella che mi becco al tradizionale
colloquio con i genitori, prima della pausa natalizia. Nonostante il vaccino
che faccio sempre, anche se in forma lieve, me la becco quasi tutti gli anni e
chissà che non sia il fio da pagare per essere tanto miscredente. Ad ogni modo,
credo che tanti giorni di festa siano anche troppi per noi docenti, così come
per i ragazzi che tornano storditi più che mai e disabituati alla routine scolastica; preferirei infatti una
più omogenea redistribuzione di questi giorni, per evitar di concentrare tutto
il lavoro e tutte le feste in unici periodi con ovvie ricadute nel profitto e
con un sovraccarico di lavoro per chi deve valutare. Del resto ciò accade anche
in altri ambiti lavorativi che sospendono la loro attività o vanno a scarto
ridotto, durante queste festività creando disagi molto simili a quelli del
Ferragosto.
I mercanti nel tempio
Che il Natale, e tutte le feste ad esso annesse, siano la
celebrazione del consumismo, è cosa ormai nota e conclamata ma, il fatto stesso
che sia così scontato, fa ancora più paura e lo fa nella misura in cui, ormai,
tutte le celebrazioni, sacre o meno che siano, confluiscono in un qualcosa di
economico e che, il solo fatto che queste seguitino ad esistere e a resistere al
passare dei tempi, delle mode e della morale, non sia altro che la conseguenza
della ragione economica che accompagna questi eventi. E chissà che le stesse
esagerazioni a strafare e a spendere di più, non sia invocata proprio da chi
spera di lucrare su questi momenti di follia che capitano durante l’anno solare
e che hanno il loro culmine proprio nelle festività natalizie.
Natale tutto l’anno
Ecco perché, molti stentano ad abbandonare un Natale che
vorrebbero durasse tutto l’anno. Gli esercenti, i commercianti, vorrebbero che
le persone spendessero così come si fa per i doni sotto l’albero ma soprattutto,
i comuni mortali, quelli che rimangono, nonostante gli eccessi natalizi, con
l’amaro in bocca di un qualcosa che sa di irrealizzato. Per i nostri antenati il
Natale era un rito di passaggio importante, quello che transitava dalle tenebre
alla luce, il solstizio, un momento per esorcizzare le paure ancestrali e le
incognite di una vita grama, un momento per fermarsi e ragionare sulla nostra
essenza di uomini. Oggi invece lo viviamo invece come una frenesia degli
acquisti e delle spese per rendere una festa perfetta e che, visti i
presupposti mai lo sarà. Allora tu rincorri un valore che non è il tuo ma di
qualcun altro, è un valore indotto e che non soddisferà il tuo desiderio di
intimità familiare e di quell’amore fraterno che si vorrebbe celebrare, e neanche
un qualcosa da cercare in te stesso e nella tua spiritualità; e non saranno di
certo le luminarie fuori al balcone fino a Pasqua a renderti ciò che ti hanno
tolto.
