lunedì 5 gennaio 2026

Porco Natale!

 

Il Natale apre una bolla spazio temporale dove tutti, chi più e chi meno, entrano in uno stato di rincoglionimento totale.

C’è chi, con l’alibi della festività, regredisce all’infanzia, plagiato dall’aura disneyana della festa e che, gioco forza, ti riporta al mondo edulcorato dell’infanzia. C’è poi chi, complice la visione hollywoodiana che ormai hanno acquisito queste celebrazioni, si immedesima nelle storie gettandosi in un vortice di eccessi, che vanno dalle feste in discoteca ai bagordi culinari, fino all’estremo dei fuochi d’artificio e dei botti di fine anno che, dal punto di vista economico, ma anche e soprattutto per quel che riguarda la salute pubblica, toccano l’acme dell’assurdità.

Già in precedenza abbiamo discorso sul dove stia andando a finire il nostro Natale, una assai presunta celebrazione cristiana e ormai assai più presunta festività cattolica, ma la nascita di Gesù Bambino è diventata, a livello globale, un qualcosa che ha realmente poco a che vedere con la liturgia e ancor meno con la morale cattolica. Le festività sono diventate il momento dell’eccesso, un contesto dove tutto è permesso e dove quasi tutto è tollerato, tanto da divenire il suo opposto e da cagionare momenti di forte conflitto sociale ma, visto il riunirsi dei parenti, spesso anche di tipo familiare, scatenando momenti di forte dissidio tenuti a bada e assopiti durante tutto l’anno.

La vendetta di Gesù Bambino

Da docente attendo le vacanze natalizie per riposare un po’ od occuparmi di cose che normalmente tralascio ma spesso, quei quindici giorni, me li faccio a letto con l’influenza, quella che mi becco al tradizionale colloquio con i genitori, prima della pausa natalizia. Nonostante il vaccino che faccio sempre, anche se in forma lieve, me la becco quasi tutti gli anni e chissà che non sia il fio da pagare per essere tanto miscredente. Ad ogni modo, credo che tanti giorni di festa siano anche troppi per noi docenti, così come per i ragazzi che tornano storditi più che mai e disabituati alla routine scolastica; preferirei infatti una più omogenea redistribuzione di questi giorni, per evitar di concentrare tutto il lavoro e tutte le feste in unici periodi con ovvie ricadute nel profitto e con un sovraccarico di lavoro per chi deve valutare. Del resto ciò accade anche in altri ambiti lavorativi che sospendono la loro attività o vanno a scarto ridotto, durante queste festività creando disagi molto simili a quelli del Ferragosto.

I mercanti nel tempio

Che il Natale, e tutte le feste ad esso annesse, siano la celebrazione del consumismo, è cosa ormai nota e conclamata ma, il fatto stesso che sia così scontato, fa ancora più paura e lo fa nella misura in cui, ormai, tutte le celebrazioni, sacre o meno che siano, confluiscono in un qualcosa di economico e che, il solo fatto che queste seguitino ad esistere e a resistere al passare dei tempi, delle mode e della morale, non sia altro che la conseguenza della ragione economica che accompagna questi eventi. E chissà che le stesse esagerazioni a strafare e a spendere di più, non sia invocata proprio da chi spera di lucrare su questi momenti di follia che capitano durante l’anno solare e che hanno il loro culmine proprio nelle festività natalizie.

Natale tutto l’anno

Ecco perché, molti stentano ad abbandonare un Natale che vorrebbero durasse tutto l’anno. Gli esercenti, i commercianti, vorrebbero che le persone spendessero così come si fa per i doni sotto l’albero ma soprattutto, i comuni mortali, quelli che rimangono, nonostante gli eccessi natalizi, con l’amaro in bocca di un qualcosa che sa di irrealizzato. Per i nostri antenati il Natale era un rito di passaggio importante, quello che transitava dalle tenebre alla luce, il solstizio, un momento per esorcizzare le paure ancestrali e le incognite di una vita grama, un momento per fermarsi e ragionare sulla nostra essenza di uomini. Oggi invece lo viviamo invece come una frenesia degli acquisti e delle spese per rendere una festa perfetta e che, visti i presupposti mai lo sarà. Allora tu rincorri un valore che non è il tuo ma di qualcun altro, è un valore indotto e che non soddisferà il tuo desiderio di intimità familiare e di quell’amore fraterno che si vorrebbe celebrare, e neanche un qualcosa da cercare in te stesso e nella tua spiritualità; e non saranno di certo le luminarie fuori al balcone fino a Pasqua a renderti ciò che ti hanno tolto.