“Siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico”
Ferma restando l’altrui libertà di pensiero non posso fare a
meno di notare che, nella mia home page
di facebook, imperi un pensiero unico dominante, ovvero quello di un’Ucraina unica
colpevole della guerra che l’opprime e che la colpa sia solo di quel
“pagliaccio Zelenski”, della sua “Ucraina fascista” e di un’ Europa bellicista
comandata da Macron e soci.
Orbene, lungi da me speculare sulle ragioni reali di questa
guerra, che saranno valutate seriamente, e non a furor di social, nel lungo periodo e da gente competente, ma vorrei
specificare che la cosa che più temo al momento è la virale campagna antiucraina
che si evidenzia nello scorrere la mia home
del social in questione. Non
fraintendetemi, la mia non è contro-faziosità ma è semplice e genuino dubbio, sano
scetticismo difensivo. Sì, perché, se esistesse una vera e democratica
dialettica tra le parti, riscontrerei anche dei post pro Ucraina, in verità
molto rari. Forse è frutto dell’algoritmo che seleziona le mie letture? O
magari è influenzato dalle mie “amicizie”, in prevalenza schierate e prossime a
quelli che una volta erano i miei ideali politici? Mi sa invece che questo birbante
dell’algoritmo, come un tempo si faceva con la stampa, la radio e la tv, sia
opportunamente pilotato da qualcuno, per infuocare le masse perennemente
insoddisfatte e frustrate dell’occidente, per distrarle e per direzionarle
altrove e al contempo facendole sentire partecipi di un tutto che è forse
niente o quasi.
Forse sarà così, ma mi farebbe comunque piacere vedere, di
tanto in tanto, anche qualche post critico su Putin, visto che, tutto sommato è
lui che ha invaso l’Ucraina, e invece no! Nonostante il suo regime tutt’altro
che democratico, nonostante il fatto che il suo sia un paese belligerante e
imperialista, nonostante il suo annientamento di ogni opposizione politica
interna, e di tutte le fonti giornalistiche alternative a quelle del suo regime,
l’opinione pubblica pare venga forgiata sul presupposto che la colpa non sia la
sua, ma sono stati gli altri a stuzzicare il can che dorme.
La cosa più ironica però, è quella che gli stessi che
irridono Zelenski e la UE, sono quelli che non vedono le nefandezze di Putin,
sono gli stessi che vedono in Trump il fautore della pace universale e che al
contempo si battono il petto per il genocidio palestinese. Anche in questo
caso, così come giustamente si denuncia quell’orrore, non capisco perché non condannino
allo stesso modo quello che accade con gli ucraini, non sono forse fratelli
come i russi anche loro? E allo stesso tempo non sono nostri fratelli anche gli
israeliani uccisi da Hamas? A me non piace questa visione del mondo con i
paraocchi, questa visione che segue le modalità del tifo calcistico, spacciata
da finto pacifismo, poiché non lascia spazio né a dubbi né a sfumature, né
tanto meno all’onta assoluta del ripensamento. Eppure noto che esiste un modus
operandi, che caratterizza più schieramenti politici che, sebbene ormai
trasversale, ristagna nella visione qualunquistica sia della destra che della
sinistra, soprattutto tra quelle più radicali. I dogmi sono: Putin è tutto
sommato un comunista e, comunista, con buona pace di Stalin, Mao e soci, è
bello o, dall’altro canto, chi è nemico del mio nemico è mio amico. Israele
equivale al nazismo ma Hamas esiste, ammazza anche lui innocenti ma è solo una
questione di numeri e non di principio. Poi c’è la UE, c’è la NATO (si noti che
siamo gli unici latini che la pronunciano così, all’inglese) e poi c’è Macron,
bersaglio di ogni strale gialloverde, rossobruno o nero assoluto che sia.
Quell’atavica antipatia verso i cugini ricchi (quelli poveri, gli spagnoli invece
li amiamo, li rispettiamo e talvolta li snobbiamo pure) si concretizza oggi nei
confronti di una Francia molto più attiva come nazione e come azione e con
posizioni meno ambivalenti rispetto alle nostre. Mi sono fatto l’opinione che
sia Putin che Trump per quanto prossimi al despotismo, rappresentino ad ogni
modo il potere, rappresentano ancora le due nazioni più potenti al mondo e
pertanto, con chi potrebbe prendersela l’italiano comune se non con uno più
facilmente alla sua portata? Mica un Regno Unito su posizioni tutto sommato
simili a quelle francesi? Certo che no, quelli parlano inglese come Trump,
meglio prendersela con Macron e la Germania, sono loro che vogliono gli
armamenti per risanare un’industria automobilistica in recessione, mica la
Stellantis che, pur non essendo più italiana da tempo, continua a ricattare lo
stato italiano e sicuramente convertirà, come ha sempre fatto, il comparto auto
in quello armi.
Risulta infine evidente che, tra Putin e Trump ci sia un accordo di fatto, grazie al quale, tacitamente, ma neanche più di tanto, gli USA acquisiranno, con le buone o con le cattive la Groenlandia e la Russia manterrà le zone conquistate in Ucraina e terrà lontana la NATO/OTAN dagli altri paesi che giudica ancora suoi satelliti. Sembra però, altrettanto ovvio che, nella loro logica espansionistica, e visto che la Terra è pur sempre rotonda, prima o poi, queste due superpotenze entreranno in collisione e allora le carte si rimescoleranno. Nel frattempo però esistono paesi, su tutti la Cina, che la loro guerra la combattono internamente, ed è una guerra civica, economica e tecnologica, nella ricerca di energie sempre meno costose, una lotta basata sulle leggi di mercato, le stesse che noi occidentali abbiamo voluto imporre al mondo intero e che, grazie alle quali, per le loro intrinseche pecche o per l’uso più spregiudicato che ne fanno le economie emergenti, stiamo ormai soccombendo senza un apparente spargimento di sangue.
In pratica, dall’etica protestante che prevarica quella
cattolica, al confucianesimo che surclassa entrambe.